
La sera prima, in un caffè a Mitrovica-nord, ero venuto a sapere da un conoscente serbo che proprio per questo evento circa 50 uomini della Tzar Lazar Guard, un’organizzazione paramilitare le cui attività sono state proibite in Kosovo, sarebbero giunti a Mitrovica nord per monitorare e “proteggere”i suoi cittadini da possibili scontri. La curiosità era talmente tanta che alle 8 del mattino ho deciso di fare un sopralluogo. Ne è nata una giornata tutta particolare e carica di emozioni.
Come di consueto, ogni anno, in questa scadenza religiosa gli albanesi kosovari oltrepassano l’Ibar per pregare sulla tomba dei loro cari defunti. Alla locale stazione di polizia mi dicono che, alle 9 in punto, dall’isolato accanto sarebbero partiti i pullman scortati che avrebbero raggiunto il cimitero situato a circa un chilometro dal ponte. Su invito dell’agente di polizia, piuttosto che raggiungere il posto con l’autobus, ho deciso di incamminarmi solitario. Inizio il mio tragitto con una sosta al caffè Dolce Vita, dove mi assalgono tante fantasie. Uomini solitari seduti al bar mi fanno tornare in mente le parole dette da Sokol la sera prima. Accanto a me, infatti, ci sono figure alquanto particolari che, sorseggiando il caffè e fumando rabbiosamente, hanno lo sguardo fisso sul ponte, come se dovessero tenere sotto controllo ogni passante. Anche io desto le loro attenzioni quando ordino in inglese il mio caffè. Chi mai può essere questo straniero? Cosa starà mai facendo qui a quest’ora? Li vedo interrogarsi con gli occhi. Non mi sono fermato più di tanto. L’aria carica di fumo cominciava a farsi pesante. D’altra parte in quel bar situato subito dopo il ponte, le poche volte che mi sono fermato a consumare qualcosa, ho visto sempre pers

Mi trovo quindi catalputato per strada intento a gesticolare nel tentativo di scambiare pensieri con gli anziani che lungo i bordi della strada vendono frutta e verdura dall’aspetto genuino e nostrano. Mi hanno sempre incuriosito quegli enormi pomodori tutti irregolari che ispirano bontà. Ho sempre, però, evitato di comprarli pensando all’inquinamento da piombo che caratterizza l’area di Mitrovica. Comunque questo è un altro discorso! Un discorso ben più ''pesante'' di quello che ho dovuto affrontare io prima di scattare qualche foto a luoghi e persone del posto. Anche in questo il loro approccio e la loro indole verso gli stranieri si discostano completamente da quello degli albanesi kosovari, che appaiono molto più propensi al confronto e al dialogo. I serbi kosovari, da parte loro, sembrano invece cullarsi nello splendore del passato, sulla base del quale interpretano il futuro dimenticandosi a volte di vivere il presente.
La polizia Unmik è già sul posto quando i due autobus stracolmi di gente giungono al cimitero. Ho provato una grande emozione, mi è venuto un nodo alla gola quando ho visto tutti quegli albanesi a una distanza così ravvicinata dai serbi che passavano da lì. Mai visto qualcosa di simile prima d’ora. Eppure tutto si è svolto in maniera serena, l’unica agitazione e preoccupazione era dentro la mia testa, che vedeva per la prima volta scene cariche di tanta emotività.
Giusto il tempo di scattare delle foto, che mi ritrovo bloccato dalla polizia.
Ho passato buona parte della giornata a nord e tutto mi è parso normale. Sembrava un giorno come tanti anche per il grigiore tipico di questo autunno kosovaro. Persino l’architettura in questa parte di Mitrovica - ferrosa e sovietica, tipica degli anni settanta – mi appare in sintonia con il tempo e con l’umore che oggi sembra dominare tra i suoi abitanti.
Nella parte sud, invece, oggi la gente è in festa: musica, giostre e petardi, caffè macchiati, passeggiate e tanto oziare.Prima di rientrare a casa, approfittando ancora della luce, decido di mostrare a Federica, appena giunta a Mitrovica, il quartiere Roma-Mahala. Ben prima di giungere sul posto, situato nelle vicinanze dello stadio di Mitrovica-sud, iniziamo a sentire un gran baccano: l’eco di musiche tradizionali. Nel quartiere, prima della guerra,

articolo pubblicato sul sito di peacereporter.net