I partiti politici kosovari sono entrati nel pieno della campagna elettorale senza un chiaro programma di sviluppo e di progresso socio-economico del Kosovo. Probabilmente dovuto alla mancanza di progetti concreti ed alla grande attesa per ciò che seguirà alla decisione sullo status del Kosovo prevista per il 10 dicembre, anche i più grandi partiti, quelli che aspirano a vincere le elezioni ed a governare il paese, hanno affrontato una campagna elettorale sterile.
Comunque sia, queste elezioni (le quarte dal 1999, da quando il Kosovo è amministrato dall’UNMIK) prevedono il voto di lista aperto e per la prima volta l’elettorato potrà liberamente scegliere un massimo di dieci (un po’ troppe forse!) preferenze all’interno della stesso partito politico, introducendo quindi l’elemento di scelta personale in un sistema elettorale che rimane proporzionale. Attualmente il parlamento è composto da 120 parlamentari, 20 dei quali spettano per legge alla rappresentanza delle minoranze, e precisamente:10 ai candidati della comunità serba, 4 per quella R.A.E. ( Rom, Ashkali ed Egiziani) 3 per i Bosniaci, 2 per la comunità turca e 1 per i Gorani.
Ci si aspetta una partecipazione più alta delle precedenti volte, quando si è attestata ad appena il 49,5%. Questo nuovo sistema elettorale ha spinto i partiti a nominare volti nuovi ma comunque spesso molto popolari. Ci si augura quindi che, anche per via della delicatezza del contesto politico attuale, unita a questo elemento di novità, i kosovari rispondano massicciamente a questo loro diritto.

Dal lato albanese...
Dalla parte albanese, Albin Kurti, del Movimento Vetevendosje ( Autodeterminazione), ancora agli arresti domiciliari per gli scontri avvenuti in Kosovo durante la manifestazione dello scorso 10 Febbraio (2 giovani sono morti ed almeno 80 i feriti), afferma che le elezioni di novembre serviranno solo a distrarre la gente da temi importanti come la liberta e l’indipendenza e poi a creare una grande coalizione LDK – PDK, dando legittimazione a questo marcio sistema politico. Il movimento Vetevendosje, da sempre critico verso l’amministrazione UNMIK e la sua gestione politico-amministrativa del Kosovo, si dice così completamente contrario a queste elezioni. Solo dopo un referendum sull’indipendeza del Kosovo, e solo dopo che lo status del Kosovo sarà cambiato, potranno esserci vere elezioni.
In effetti, I partiti politici kosovari sono entrati nel pieno della campagna elettorale senza un chiaro programma di sviluppo e di progresso socio-economico del Kosovo.
Probabilmente dovuto alla mancanza di progetti concreti ed alla grande attesa per ciò che seguirà alla decisione sullo status del Kosovo prevista per il 10 dicembre, anche i più grandi partiti, quelli dunque che aspirano a vincere le elezioni ed a governare il paese, hanno affrontato una campagna elettorale sterile. Quasi sicuramente per via di un tacito accordo con i vertici UNMIK, la tematica i
Il più grande partito politico, Partito Democratico del Kosovo (PDK) ha investito la sua campagna elettorale focalizzando l’attenzione sulla necessaria riforma della tassazione per attrarre gli investitori stranieri in Kosovo. Si promette che lo sviluppo economico sarà il risultato che giungerà presto, non appena le strutture legali e di politica fiscale saranno messe a posto. Le norme sulla tassazione dei salari, oggi al 20%, saranno ridotte della metà, fa sapere Bedri Hamza, responsabile economico del partito.
L’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) ha anch’essa posto lo sviluppo economico come parte prioritaria del suo programma, giocando la carta della costruzione imminente della termocentrale Kosova C, per supplire agli ormai cronici problemi elettrici.
La proposta del più grande partito di opposizione, Partitto delle Riforme (ORA) del leader Vetun Surroi, intende invece risolvere lo stallo economico utilizzando i milioni di euro accumulati dal processo delle privatizzazioni e dalle imprese statali del Kosovo. Più di 500 milioni sono le riserve delle Telecomunicazioni del Kosovo (PTK) e del Kosovo Trust Agency (KTA). Questi fondi saranno da loro usati a beneficio dei cittadini, dice ORA.
Anche il partito del nuovo entrato Pacolli, l’Alleanza per il Nuovo Kosovo (AKR) promette grandi scenari di benessere e sviluppo prossimo-futuri. L’AKR punta tutto sulla riduzione del tasso di disoccupazione (la media supera il 50%). Se venisse eletto, in un breve periodo di tempo, creerà 70.000 nuovi posti di lavoro. Credo che non ci siano stati contatti di nessun tipo con il magnate di casa nostra, ma a Pacolli è parso fattibile riproporre, non tenedo conto delle dovute proporzioni demografiche e sparandola ancora più grossa, la filastrocca berlusconiana del milione di finti posti di lavoro. Tutto il Kosovo è pieno di poster con le opere realizzate in giro per il mondo da kosovari grazie all’imprenditore Pacolli.
Una campagna elettorale apparsa non partecipativa ma quasi solo rivolta agli addetti ai lavori, se non fosse per le innumerevoli gigantografie di questo o quel politico sparse in lungo e
articolo pubblicato sul sito di peacereporter.net