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lunedì 4 gennaio 2010

IO, LA MIA FAMIGLIA ROM E WOODY ALLEN

Il documenatario "Io, la Mia Famiglia Rom e Woody Allen" di Laura Halilovic ha vinto il premio Miglior Documentario Internazionale al One World/Nje Bote Human Rights International Film Festival che si è tenuto a Pristina dal 15 al 20 dicembre.
“Caro Woody”: così la 19enne regista di origine rom, Laura Halilovic, inizia la lettera indirizzata al suo regista preferito. Lei, la bambina rom cresciuta in un campo nomadi alle porte di Torino, che ha dovuto fare i conti con i soliti pregiudizi a scuola, oggi ha coronato un sogno. Ha intrapreso la carriera di regista con il documentario “Io, la mia famiglia rom e Woody Allen”. Il racconto in prima persona esplora i cambiamenti e le difficoltà della nuova vita stanziale, le relazioni con i parenti che ancora vivono nomadi, i contrasti e le incomprensioni che fin da bambina la accompagnano nelle relazioni con gli altri, i Gagè. Attraverso i ricordi dei suoi familiari, tra cui l’anziana nonna che ancora vive in un campo, le fotografie e i filmati del padre che ha documentato negli anni la vita quotidiana della piccola comunità, scopriamo una realtà sconosciuta che fino ad oggi abbiamo voluto conoscere solo attraverso gli stereotipi e i luoghi comuni. Ma il documentario non è soltanto la storia di una famiglia, di fatto chi parla è una ragazza di oggi che cresce inseguendo i propri sogni di adolescente, combattendo contro i pregiudizi e le tradizioni di una cultura difficile da accettare. Alla giovane regista auguro un grande successo con l'auspicio che il suo percorso possa essere un insegnamento per tutti noi, per quanti sono soliti discriminare senza se e senza ma.


Laura Halilovic è nata a Torino nel 1989. Terminata la scuola dell'obbligo ha collaborato, tramite un progetto di borsa lavoro, in qualità di assistente alla regia, alle attività del Centro di Cultura per la Comunicazione e i Media di Via Modena a Torino (una struttura ITER/ Istituzione Torinese per un Educazione Responsabile dei Servizi Educativi della Città di Torino). Illusione (6') 2007, è il suo primo cortometraggio ed ha vinto il festival Sotto-18 . Grazie a questo cortometraggio Laura è stata ospite del programma di RAI 3 Screensaver. "Io, la Mia Famiglia Rom e Woody Allen" è il suo primo documentario.

martedì 8 dicembre 2009

"ONE WORD" HUMAN RIGHTS INTERNATIONAL FILM FESTIVAL


Il Festival Internazionale dei Diritti Umani è giunto alla sua 10° edizione. "ONE WORLD" è il titolo della rassegna realizzata dal Consiglio per la Difesa dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà (CDHRF) che si svolgerà dal 15 al 20 dicembre a Pristina. Sei giorni fitti di cortometraggi di giovani registi e dibattitti. "Ognuna delle sei giornate sarà dedicata ad un unico soggetto (minori, violenza sulle donne, diritti umani, minoranze etniche) e dopo ogni proiezione seguirà un dibattito sull'argomento" è quanto ha riferito il responsabile dell'associazione CDHRF, Shkelzen Gashi. Il Consiglio per la difesa dei diritti dell'uomo e delle libertà è la prima O.N.G. no-profit e non-politica in Kosovo, creata il 14 dicembre 1989 con l'obiettivo di difendere e promuovere i diritti umani e le libertà, in linea con standard internazionali. Durante il 1990 il CDHRF ha raccolto informazioni, richieste, foto e altre prove sulla violazione dei diritti umani e delle libertà in Kosovo. Dopo la fine della guerra in Kosovo, il CDHRF è diventato partner operativo dell'UNHCR, ha inoltre cooperato con il Tribunale dell'Aja testimoniando sui crimini di guerra in Kosovo sporgendo diverse denunce.
Il Festival nel corso degli anni è andato sempre più ingrandendosi in quantità e qualità dei registi e dei film prodotti.
Era il lontano 2005 quando, da poco arrivato in Kosovo, ho seguito l'edizione del festival e rimasi colpito dalla profondità di molti cortometraggi di giovani registi provenienti dai Balcani, come "Pretty Diana" del serbo Boris Mitic.


[Nel bel mezzo di un quartiere di Belgrado c'è un enorme e dimenticata chiesa ortodossa, ancora in costruzione. La chiesa si affaccia, su di un campo di persone rom fuggite dalla guerra del Kosovo. Degli strani veicoli entrano ed escono dall'accampamento. Niente a che vedere con la mano di Dio, si tratta di pura magia gitana che mostra un eclatante esempio di attivismo sostenibile. Considerate solitamente come un prestigioso oggetto da collezionisti, le classiche automobili Citroën Diana vengono qui trasformate in futuristiche macchine ecologiche alla Mad Max. Tutto tranne il motore viene rimosso dallo chassis, un improvvisato cassone sul retro, e il resto dipinto con colori splendenti e decorato con buffi gadgets. Così bello che anche i bambini piccoli vogliono guidare.
Uno sguardo intimo osserva quattro famiglie rom da una favela di Belgrado che si guadagnano da vivere vendendo cartoni e bottiglie che raccolgono con le loro risorte Diana. Questi moderni cavalli sono più efficaci dei carrelli, ma cosa più importante sono sinonimo di libertà, speranza e stile per i loro proprietari artigiani. Perfino le batterie della macchina sono usate come generatori di energia per avere luce, guardare la TV e ricaricare i cellulari! Praticamente il sogno di un alchimista Ma la polizia non sempre trova divertenti questi strani veicoli]

Per maggiori informazioni visita il sito www.dribblingpictures.com

KOSOVO: LA VOCE DEL CONIGLIO