martedì 8 dicembre 2009

"ONE WORD" HUMAN RIGHTS INTERNATIONAL FILM FESTIVAL


Il Festival Internazionale dei Diritti Umani è giunto alla sua 10° edizione. "ONE WORLD" è il titolo della rassegna realizzata dal Consiglio per la Difesa dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà (CDHRF) che si svolgerà dal 15 al 20 dicembre a Pristina. Sei giorni fitti di cortometraggi di giovani registi e dibattitti. "Ognuna delle sei giornate sarà dedicata ad un unico soggetto (minori, violenza sulle donne, diritti umani, minoranze etniche) e dopo ogni proiezione seguirà un dibattito sull'argomento" è quanto ha riferito il responsabile dell'associazione CDHRF, Shkelzen Gashi. Il Consiglio per la difesa dei diritti dell'uomo e delle libertà è la prima O.N.G. no-profit e non-politica in Kosovo, creata il 14 dicembre 1989 con l'obiettivo di difendere e promuovere i diritti umani e le libertà, in linea con standard internazionali. Durante il 1990 il CDHRF ha raccolto informazioni, richieste, foto e altre prove sulla violazione dei diritti umani e delle libertà in Kosovo. Dopo la fine della guerra in Kosovo, il CDHRF è diventato partner operativo dell'UNHCR, ha inoltre cooperato con il Tribunale dell'Aja testimoniando sui crimini di guerra in Kosovo sporgendo diverse denunce.
Il Festival nel corso degli anni è andato sempre più ingrandendosi in quantità e qualità dei registi e dei film prodotti.
Era il lontano 2005 quando, da poco arrivato in Kosovo, ho seguito l'edizione del festival e rimasi colpito dalla profondità di molti cortometraggi di giovani registi provenienti dai Balcani, come "Pretty Diana" del serbo Boris Mitic.


[Nel bel mezzo di un quartiere di Belgrado c'è un enorme e dimenticata chiesa ortodossa, ancora in costruzione. La chiesa si affaccia, su di un campo di persone rom fuggite dalla guerra del Kosovo. Degli strani veicoli entrano ed escono dall'accampamento. Niente a che vedere con la mano di Dio, si tratta di pura magia gitana che mostra un eclatante esempio di attivismo sostenibile. Considerate solitamente come un prestigioso oggetto da collezionisti, le classiche automobili Citroën Diana vengono qui trasformate in futuristiche macchine ecologiche alla Mad Max. Tutto tranne il motore viene rimosso dallo chassis, un improvvisato cassone sul retro, e il resto dipinto con colori splendenti e decorato con buffi gadgets. Così bello che anche i bambini piccoli vogliono guidare.
Uno sguardo intimo osserva quattro famiglie rom da una favela di Belgrado che si guadagnano da vivere vendendo cartoni e bottiglie che raccolgono con le loro risorte Diana. Questi moderni cavalli sono più efficaci dei carrelli, ma cosa più importante sono sinonimo di libertà, speranza e stile per i loro proprietari artigiani. Perfino le batterie della macchina sono usate come generatori di energia per avere luce, guardare la TV e ricaricare i cellulari! Praticamente il sogno di un alchimista Ma la polizia non sempre trova divertenti questi strani veicoli]

Per maggiori informazioni visita il sito www.dribblingpictures.com

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