venerdì 4 luglio 2008

KONFUSIONE KOSOVO

Caldo, sole e afa stanno facendo da sfondo qui in Kosovo ad una situazione a dir poco emblematica. Definirla confusione sarebbe un eufemismo.
L’Unione Europea si sta preparando ad organizzare la Conferenza dei Donatori per il Kosovo. Si presume che altri soldi presto arriveranno nel paese. Le autorità locali del neonato 193° Stato hanno lavorato tanto per arrivare all’incontro con idee e progetti concreti e chiederne l’immediata implementazione. Ma quello che troveranno nella capitale belga sarà anche dell’altro. A dare il benvenuto alle autorità del Kosovo sarà il logo dell’evento attentamente creato per non suscitare malumori all’interno degli stati membri dell’EU, in particolare di quelli che non l'hanno riconosciuto.
Nonostante i 2/3 dei paesi menbri dell’Europa abbiano risposto positivamente al riconoscimento, infatti, sul logo ufficiale che apre la conferenza l’11 Luglio a Bruxelles, verrà riportato ben in vista il nome “Kosovo”, ma una nota chiarirà per bene che in questo posto (il Kosovo appunto) è in vigore la risoluzione Onu 1244 – nella quale si afferma che il territorio è parte integrante della Serbia.
Effettivamente è ancora in vigore la 1244 con la quale il Consiglio di Sicurezza ha potuto operare in Kosovo dal 1999 istituendo a suo tempo la Missione Unmik.
Se quest’ultima si trova ancora qui sul suolo kosovaro ad operare è per via di questa risoluzione che per essere superata ha bisogno del nulla osta di tutto il Consiglio di Sicurezza (la Cina non si pronuncia e lascia fare all’amica Russia). I 120 giorni per organizzare il rientro di Unmik previsto per metà giugno sono passati e il suo personale si sta preparando ad una nuova riconfigurazione che li vedrà impegnati quanto meno fino alla metà di ottobre, anche se con un ruolo leggermente più limitato per non offuscare le neonate istituzioni del Kosovo e la stessa Eulex.
Constatiamo ora che anche per l’Europa questa risoluzione è ancora in vigore. Sarà forse un facile espediente per aggraziarsi la Russia e poi la popolazione serba per far finalmente partire, dopo varie lungaggini, la tanto attesa missione Eulex?
Bisogna notare, inoltre, che non è l’unico controsenso di questi giorni.
Di sicuro nel mese di giugno ci sono state tante novità in questa direzione. Ricordiamo appunto l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica del Kosovo il 15 giugno, così come quella del parlamento serbo di stanza a Mitrovica, composta dai membri eletti alle ultime elezioni serbe, tenutesi anche in Kosovo. Nonostante le asciutte dichiarazioni di Rucker -dell’ormai ex capo di Unmik- di considerare nulle le elezioni locali dell’11 maggio, l’assemblea, formata però solo da due partiti politici, si è riunita il 28 di giugno (lo storico giorno di San Vito), senza grandi cerimoniali e senza impressionare nessuno, ma facendo riflettere tanti.
Da un'altra angolatura, quella dell’International Steering Group –ISG - la situazione per il Kosovo è più colorita. L'ISG, struttura formata da 25 Stati (20 Europei che hanno riconosciuto l’indipendenza, oltre a Croazia, Norvegia, Svizzera, Turchia e Stati Uniti) che supervisionerà la nuova presenza internazionale in Kosovo, ha espresso pieno supporto per la partecipazione di Pristina nelle varie Organizzazioni Internazionali come il Fondo Monetario, per garantire la stabilità sociale ed economica dell’intera area. Sarà invece un po’ più difficile pensare all’ingresso del Kosovo in strutture come l’OSCE dove il peso della Russia e della Serbia si fa sentire.
Sul fronte Eulex le cose non vanno per niente bene. La nuova missione avrebbe già dovuto prendere impiego alcuni mesi addietro, ma ancora oggi fa fatica a posizionarsi. L'inviato speciale EU per la status del Kosovo, Stefan Lehne, recentemente ha espresso l’augurio di poter vedere tutto il suo team operare presto su tutto il territorio del Kosovo, incluse le aree del nord a maggioranza serba. C’è infatti, per il momento, il niet assoluto da parte della Russia sul dispiegamento di questa nuova missione se non la si inserirà sotto l’ombrello ONU, e nel nord oggi è implicitamente vietato circolare per qualsiasi macchina targata EU.
La costituzione intanto è entrata in vigore e l’attuazione in ogni parte del suo territorio (dall’Ibar in su) è lontana se non impossibile da implementare. Lo sa bene il nuovo sindaco di Mitrovica, Bajram Rexhepi, che ha mosso dure critiche nei confronti di Unmik in quanto, a detta di Rexhepi, la missione collabora con i rappresentanti delle strutture parallele serbe, per la semplice ragione di non averle considerate illegali e non aver prestato fede, quindi, alle parole dell’ex numero uno di Unmik. Rexhepi la scorsa settimana ha anche invitato le autorità internazionali e di peacekeeping (i militari di Kfor per intenderci) presenti sul territorio a vigilare e far si che la legge del Kosovo venga applicata anche nella parte nord di Mitrovica. In questo clima di confusione e con temperature che superano abbondantemente i 30 gradi sta diventando difficile sbrogliare la matassa, e c’è chi, come il funzionario di nazionalità russa che lavora per Unmik, come riportato l’altro ieri (2 Luglio) dal giornale albanese Lajm, giunto all'aeroporto di Pristina si rifiuta di farsi mettere il nuovo timbro della Repubblica del Kosovo sul suo passaporto, pretendendo invece quello vecchio di Unmik.
Il capitolo indipendenza è da poco iniziato. Ci saranno ancora tanti paragrafi da scrivere, ma di sicuro una cosa appare evidente: il progetto americano dell’indipendenza sta subendo duri colpi. Di questo sono ben consci i serbi di Mitrovica che si mostrano molto più distesi in viso, se non sorridenti.


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