mercoledì 23 febbraio 2011

AND THE WINNER IS...

 
Ieri, martedi 22 febbraio, a Pristina si è consumata una storica ma movimentata giornata, con l'Assemblea impegnata ad eleggere il Presidente del Kosovo. Da diversi giorni il nome più accreditato era quello di Behgjet Pacolli. La certezza si è materializzata quando, nella serata di lunedì, Hashim Thaci ha raggiunto l'accordo di governo tra il suo partito, il PDK (Partito Democratico del Kosovo), e quello di Pacolli, l'AKR (Alleanza per il nuovo Kosovo). L'opposizione, intenta a rovinare la festa al nuovo Primo Ministro Thaci, ha avuto la peggio.  Il ricco magnate sessantenne è stato eletto terzo Presidente della neonata Repubblica. Per la costituzione del Kosovo, e precisamente per il comma 4 dell'articolo 86, "il Presidente della Repubblica del Kosovo viene eletto con la maggioranza dei due terzi (2/3) di tutti i parlamentari che compongono l'Assemblea". Il comma 5 dello stesso articolo, invece, recita testualmente che "se nei primi due turni la maggioranza dei due terzi (2/3) non viene raggiunta da nessun candidato, un terzo scrutinio viene svolto tra i due candidati che nella seconda votazione hanno raggiunto il maggior numero di voti. Il candidato che ottiene la maggioranza dei voti dell'Assemblea verrà eletto come Presidente della Repubblica del Kosovo". Per la cronaca della giornata è il caso di ricordare che al primo turno nessuno ha ricevuto i voti sufficienti per essere eletto. Al secondo turno neanche. Si è proceduto fino al terzo scrutinio (art. 86, comma 5). Ma è a questo punto che per molti si è consumato uno strappo costituzionale. Prima dell'avvio della terza votazione, Hashim Thaci chiede e ottiene dallo speaker dell'Assemblea una pausa per delle consultazioni. Il break ha avuto successo. Al terzo turno si è avuta la fumata bianca. Si è evitato il peggio, ovvero quanto riportato nel comma 6 dello stesso articolo 86, che recita "se al terzo scrutinio nessuno dei candidati viene eletto Presidente della Repubblica del Kosovo, l'Assemblea si scioglie e nuove elezioni avranno luogo entro quarantacinque (45) giorni". Molti gridano allo scandalo, altri affermano che si è violata la costituzione ed insieme le regole e le procedure dell'Assemblea. Poco importa. Behgjet Pacolli, imprenditore miliardario e leader del partito Alleanza per il nuovo Kosovo (AKR), è stato eletto Presidente. Con i voti di appena 62 deputati e nussun voto da parte dell'opposizione il tanto ricco e tanto discusso ex marito di Anna Oxa  rappresenterà per i prossimi cinque anni, dentro e fuori i piccoli confini del Kosovo, tutti i suoi connazionali. 
 

giovedì 17 febbraio 2011

ZELIKO

E' una canzone scritta contro tutte le guerre, ma in particolare quella vista nel bel mezzo della nostra  Europa. Zeliko è la storia di un ragazzo costretto a vivere nascosto in qualche rifugio con la paura di non farcela, di non farcela ad uscire da un conflitto etnico assurdo. Zeliko è un inno alla libertà. (Pino Stumpo)



Stasera ho deciso voglio uscire dal rifugio
voglio vivere per una volta la mia libertà
là fuori non c'è nessuno si sentono solo gli spari
provo a passeggiare come se fosse una sera normale
il mio sguardo va verso il cielo c'è la luna piena
chissà cosa pensa chi la vede dalla parte della frontiera.
Provo a muovere qualche passo giro dietro l'angolo
Mi nascondo dietro un muro prima che mi veda qualcuno
All'improvviso un urlo che spezza quel silenzio
E' un urlo di una donna che per la prima volta diventa mamma
E chissà dov'è il suo uomo
e come sarebbe contento di essere qui in questo momento
mi hanno detto che è giù al fronte a combattere la guerra
non si sa se ancora viva o è stato ucciso questa sera
allora proseguo nella mia passeggiata mi dirigo verso la piazza
dove un tempo la gente faceva festa
nella mia gola si accende una strana sete
non è una sete d'acqua ma di pace per la mia gente
e allora mi chino per bere alla fontana
all'improvviso alle spalle qualcuno mi spara
il mio corpo cade a terra in una pozza di sangue
chissà se qualcuno domani mi piange 
A voi del pubblico pagante voglio dirvi una sola cosa
alzatevi in piedi state in silenzio non applaudite questo cantante
perché questo silenzio giunga alle orecchie
di quei prepotenti che pensano che con la guerra si risolve tutto
il mio respiro diventa sempre più affaticato
tra poco sarò morto e sarò anche dimenticato
ma una ultima cosa voglio gridarla al mondo
viva la vita, viva l'amore, viva la libertà.

mercoledì 2 febbraio 2011

1247


"Oggi i nostri militari ridurranno i presìdi a Decani e al Patriarcato di Pec". Era il 25 novembre del 2009 quando il Generale Roberto D'Alessandro, allora al vertice della Multinational Task Force West in Kosovo, esternò questa frase, preoccupato per le scelte che il Ministero della Difesa si apprestava a compiere. Le intenzioni di ridurre sensibilmente il numero dei militari italiani in missione nel Kosovo, avevano allarmato la comunità serba, ma più di tutti i circa duemila militari-vacanzieri e la loro guida turistica, il Generale D'Alessandro per l'appunto. Siamo nel 2011 e la situazione è rimasta immutata. Da novembre 2009 allo stesso mese dell'anno successivo, secondo i dati forniti dalla Nato-Kfor, i militari della Kfor sono passati da 14.000 ai circa 8.400 di oggi  A fronte di questo dimezzamento i militari italiani sono passati da 1.935 agli attuali 1.247, confermandosi il contingente assai più numeroso dispiegato in Kosovo insieme alla Germania. Più che una riduzione sembra essere l'ennesima presa in giro. Di fronte allo scenario kosovaro visibilmente migliorato rispetto a oltre dieci anni fa l'Italia, nel pieno di una crisi che non si ricorda dagli anni '40, taglia ogni cosa, ma questi signorotti, anche loro, continuano a bivaccare grazie al beneplacito della classe politica. (Man)tenere 1247 soldati italiani, nel Kosovo di oggi, tra le comodità e i benefits di cui godono, nel pieno di una recessione economica e di una crisi sociale, non è più  ammissibile. Sono indispensabili tutti questi soldati nel Kosovo di oggi? Ci possiamo permettere gli ingenti costi delle spese militari?