martedì 29 giugno 2010

LA SCIOCCA IDEA DELLA DIVISIONE TERRITORIALE DEL KOSOVO

Sembrava essere soltanto una provocazione, invece, pare stia prendendo sempre più corpo l'idea di uno scambio di territori tra il Kosovo e la Serbia per risolvere l'affannosa questione venutasi a creare dopo la guerra tra i due paesi. L'idea, forse nata proprio a Belgrado, è iniziata a circolare all'interno di ambienti politici serbi ed ha trovato il sostegno di qualche autorevole istituzione internazionale. Lo scambio dei territori, quasi si trattasse dell'equa ripartizione di un numero pari di cioccolatini, riguarda la divisione del nord del Kosovo, zona a maggioranza serba, che dovrebbe passare alla Serbia, in cambio dei territori serbi di Presevo, abitati prevalentemente da albanesi, che dovrebbero essere ceduti al Kosovo. Di tutte le idee pensate  e/o attuate dal 1999 in poi (inclusa la netta divisione in due della città di Mitrovica per evitare problemi di ordine pubblico ed assicurare, così, tranquillità alle forze militari internazionali) questa mi pare la più sciocca che potesse essere partorita. Se pensare simili cose è lecito, lavorare per attuare quello che sembra essere uno stolto disegno è a dir poco diabolico. Come se la storia del post-colonialismo e dei rettangoli etnici di matrice occidentale non ci avessero insegnato nulla, oggi, dopo le guerre di odio etnico scoppiate nei Balcani e le successive divisioni, si vuole proporre una ripartizione territoriale per superare lo scoglio che attanaglia il Kosovo e la sua ex madrepatria. Certi di non poter rivedere indietro la ex provincia serba, consapevoli dell'indipendenza del Kosovo (17 febbraio 2008), Belgrado sta facendo di tutto, con l'orgoglio che sempre lo contraddistingue, pur di salvarsi la faccia e poter dire ai suoi cittadini che la partita con il Kosovo non è ancora persa. Ma questa può essere definita una mossa -non dico giusta o corretta per Belgado-  vincente? Temo che quest'ennesimo abbaglio tattico-diplomatico della Serbia possa essere controproducente per se stessa e per le istituzioni internazionali che lavorano lì, convinto, inoltre, che una "baggianata" del genere potrebbe avere immediate ripercussioni nei Balcani qualora venisse messa in atto. Cosa succederà se la ripartizione dei territori tra Serbia e Kosovo sarà presto attuata? Ci si è chiesto cosa potrebbe succedere in Bosnia, Albania, Macedonia o la stessa Serbia del nord con la Vojvodina? Se l'intento è quello di destabilizzare i Balcani, indebolendo irrimediabilmente l'Europa, non esiste migliore autostrada della divisione del Kosovo. Ricordiamoci però che è da lì che sono iniziate le prime scintille di odio. E' da lì che si sono concluse le atroci guerre nei Balcani. E' sempre dal Kosovo che  tutto potrebbe nuovamente ripartire.

mercoledì 16 giugno 2010

LA RINUNCIA DELL'ITALIA AD ASSUMERE IL COMANDO DELLA MISSIONE KFOR


Alle "incerte" notizie apparse sulla stampa, in merito alla rinuncia da parte del Governo italiano ad assumere il Comando della missione Kfor in Kosovo, una recente interrogazione alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati ne ha chiarito ogni dubbio. La rinuncia dell'Italia al Comando della Kfor rappresenta una grande occasione mancata che non può essere imputata all'impossibilità di aumentare, per problemi di bilancio, gli uomini e i mezzi impiegati - come si vorrebbe far credere - quanto alla mancanza di determinazione a far valere le sue idee in campo internazionale. Va tenuto presente che, pur con la sensibile riduzione del contingente militare Kfor, l'Italia conta ancora 1.404 soldati, un pò meno di cento rispetto alla Germania che ne detiene il comando [Attualmente sono 9.923 i soldati della Nato: fonte Nato-Kfor aggiornata alla data del 26 febbraio 2010] e fino a circa un anno fa l'Italia era il contingente internazionale più numeroso in Kosovo, senza ricordare il ruolo determinante svolto nei Balcani, in Libano, in Iraq e in Afghanistan.

All'interrogazione dell'On. Federica MOGHERINI REBESANI, il sottosegretario Giuseppe COSSIGA fornisce la seguente risposta:


L'Alleanza Atlantica, ha approvato alcuni mesi fa il piano «Deterrent Presence», che prevede una riduzione in tre fasi (gates) della forza multinazionale KFOR da 14.000 a circa 2.250 unità. La prima fase ha comportato una riduzione della forza a gennaio, mentre la seconda fase sarà attuata prevedibilmente per settembre, previa valutazione della situazione, e la terza è stimata dopo ulteriori 4/8 mesi. Questo piano è stato deciso e viene perseguito con il pieno sostegno dell'Italia che considera fondamentale il principio «all together in, all together out».La riconfigurazione del nostro Contingente in Kosovo, che attualmente consta di 1300 unità e subirà un graduale ridimensionamento, non costituisce, dunque, una scelta unilaterale del nostro Paese, ma si sta realizzando sulla base di una scelta condivisa con gli alleati, secondo modalità e tempistiche concordate in seno al Consiglio Atlantico. In particolare è previsto che gli attuali 5 dispositivi militari siano riconfigurati in due Battie Group, uno dei quali, quello Nord destinato ad inglobare gli attuali settori a guida italiana e francese. Nella recente Conferenza di Generazione delle Forze l'Italia ha offerto la propria candidatura per ricoprire questa posizione di Comando, dimostrando la disponibilità per uno sforzo aggiuntivo, stante le difficoltà emerse in sede di riunione. Per quanto riguarda il comando dell'intero dispositivo riconfigurato di KFOR, le indicazioni fanno prevedere una conferma della attuale disponibilità della Germania. Conseguentemente l'assunzione di COMKFOR da parte dell'Italia, che era stata presa in considerazione compatibilmente con il piano generale di ridimensionamento del nostro dispositivo e qualora fattibile senza un incremento degli oneri finanziari, non è stata attuata a favore della scelta dell'assunzione di comando del Battie Group Nord. Ad ulteriore conferma della continuità del nostro impegno evidenzio che l'Italia:
mantiene la guida del settore Kosovo Security Sector Reform, fattore chiave per lo sviluppo democratico del Kosovo, con particolare riferimento alla creazione e all'addestramento delle sue future forze di sicurezza e quindi alla loro affidabilità;
assicura un significativo contributo alla missione EULEX per la cui guida ha offerto la propria candidatura al termine del mandato dell'attuale comandante francese. In sintesi il ruolo e l'impegno dell'Italia nei Balcani non può essere messo in discussione in piena coerenza con la ferma convinzione che la stabilizzazione della regione costituisce per il nostro Paese un interesse strategico prioritario.