giovedì 30 dicembre 2010

2011

Buon 2011 a tutti Voi. Buon 2011 a tutti quelli incontrati lungo le strade del Kosovo, perchè i loro gesti, la loro tenacia e i loro sguardi, mi hanno reso ancora più irrequieto.


FELICE ANNO NUOVO - GEZUAR VITIN E RI - SRECNA NOVA GODINA - LACIO NEVO BERS

lunedì 20 dicembre 2010

IL VASO DI PANDORA SOTTO L'ALBERO. IL RAPPORTO MARTY


E' passata una settimana dal voto del 12 dicembre e il risultato delle elezioni non è ancora chiaro. Come se ciò non bastasse un pesante macigno è giunto all'indirizzo di Hashim Thaci. Questa volta l'accusa al Primo Ministro del Kosovo - non espressamente citato - con un passato da guerrigliero nelle file dell'UCK, lo vuole coinvolto in una rete criminale  che trafficava armi, droga e organi umani di persone scomparse. Il "serpente", così veniva chiamato dai suoi nemici interni, sembra essere alle strette.


Nonostante la netta vittoria elettorale, Thaci non è riuscito ancora a delineare la possibile squadra di governo che dovrebbe presiedere e, pochi giorni addietro, il CEC (Commissione Centrale per le elezioni) ha preso la decisione di far ripetere le elezioni in cinque municipalità dove sono stati riscontrati evidenti manomissioni del voto. Le aree coinvolte sono tutte situate nel cuore del Kosovo e, come Decani, Skenderaj, Malishevo e la stessa Drenas, sono state nel corso della guerra gli avamposti dell'UCK (esercito di liberazione del Kosovo), i luoghi più caldi del conflitto ed oggi i simboli della passata resistenza kosovara. Sono proprio questi i luoghi che collegano il passato al presente, i leader politici e la criminalità organizzata. La colla si chiama UCK ed anche il recente rapporto del Consiglio d'Europa (COE) lo certifica. L'avvocato svizzero e membro del COE, Dick Marty, ha aspettato che la campagna elettorale si svolgesse in un clima di assoluta serenità. Poi, con puntualità svizzera, una volta terminate le elezioni, ha presentato il suo rapporto ai 47 delegati degli stati membri del Consiglio. Il documento è frutto di due anni di indagini  e cita fonti di intelligence e di polizia. Ad essere franchi non svela nulla che non si sapesse già. Fatti gravi riguardanti il traffico di armi, droga e organi umani, erano conosciuti già da Carla del Ponte. La stessa Unmik possedeva informazioni delicate, ma per il quieto vivere ed a volte anche per la complicità di qualche alto funzionario (uno fra tutti l'ex numero due di Unmik, Steven Schook) sono rimaste chiuse nel cassetto. Alcuni di questi documenti, ben prima del caso Wikileaks, hanno visto la luce e sono ora consultabili (DOCUMENTI 01, DOCUMENTI 02, DOCUMENTI03). L'aspetto nuovo di questa vicenda è rappresentato dall'articolata denuncia che il Consiglio d'Europa ha fatto pervenire alle istituzioni europee insieme all'esplicita volontà di essere diffusa e quindi sostenuta con fermezza perchè il futuro del Kosovo non può essere costruito senza affrontare il suo passato. Il vaso di pandora è pronto per essere aperto. Chissà cosa troveremo sotto l'albero? Per il momento non ci resta che leggere il rapporto del Consiglio d'Europa 


articolo pubblicato su AgoraVox


martedì 14 dicembre 2010

PAROLA DI MINISTRI

"Le elezioni di domenica in Kosovo sono illegittime e un largo numero di serbi non le hanno sostenute. Tutti coloro che hanno partecipato alle elezioni dovrebbero sapere che non possono rappresentare i serbi del Kosovo".
Goran Bogdanovic,  Ministro per il Kosovo della Repubblica di Serbia


"I serbi del Kosovo dovrebbero lavorare in ogni istituzione per il bene della causa serba, dovrebbero partecipare a qualsiasi dialogo e con chiunque li inviti. I serbi del Kosovo devono essere informati su come stanno procedendo questi negoziati. Con tutto il dovuto rispetto per il nord del Kosovo, anche loro (i serbi) sono nostri fratelli e connazionali, ma vivono una vita diversa da quelli che risiedono nel sud".
Nenad Rasic,  Ministro del Lavoro e dei Servizi Sociali del Kosovo (primo governo Thaci)

lunedì 13 dicembre 2010

ELEZIONI IN KOSOVO: IL GIORNO DOPO


Le prime elezioni politiche post indipendenza si sono svolte  in un clima di tranquillità. Isolate e prevedibili schermaglie si sono registrate nei seggi elettorali di alcuni villaggi intorno a Zubin Potok, nel nord del Kosovo. 

Sotto il profilo strettamente politico le elezioni del 12 dicembre hanno mostrato, ancora una volta,  un segno di maturità del Kosovo. Oltre 1,7 milioni di cittadini sono stati chiamati a rinnovare il parlamento del Kosovo e i suoi 120 parlamentari, 20 dei quali spettano per legge alla rappresentanza delle minoranze, e precisamente: 10 ai candidati della comunità serba, 4 per quella R.A.E. ( Rom, Ashkali ed Egiziani) 3 per i Bosniaci, 2 per la comunità turca e 1 per i Gorani. Per adesso l'unico dato certo è  l'affluenza alle urne. Secondo il CEC (Commissione Centrale per le elezioni) gli elettori sono stati il 47,8% degli aventi diritto, una cifra  leggermente più alta rispetto alle elezioni del 2007. Il risultato uscito dalle urne, oltre a confermare quanto i sondaggi andavano ripetendo, la vittoria dell'uscente Primo Ministro Hashim Thaci, ci mostra almeno due elementi di novità: uno sul fronte degli albanesi, l'altro sul versante serbo.  Veniamo al primo. La scarsa efficacia di norme che disciplinano il finanziamento della politica e delle elezioni, la "certificazione" di un voto clientelare che premia quasi sempre chi detiene il potere e le chiavi della cassaforte, non hanno fermato l'armata Vetevendosje che si è presentata per la prima volta alle elezioni del Kosovo. Il voto ha premiato il decennale radicamento sul territorio di Vetevendosje. Con un programma farcito di colorate proposte nazionalistiche, ma anche di coraggiose iniziative  anti-politiche, il movimento guidato da Albin Kurti si è attestato il terzo partito del Kosovo con il 16% dei consensi.  I principali think tank di Pristina indicano oltre il 40% la partecipazione al voto dei cittadini serbi. E questo è il secondo elemento di novità. Il dato è molto importante e significativo, soprattutto se si pensa che tale risultato è la media dei voti tra  i serbi che vivono nel nord del Kosovo, che hanno nuovamente boicottato le elezioni, e gli altri serbi che vivono nel resto del Kosovo. I serbi delle municipalità di nuova costituzione, sulla base del piano Ahtisaari, hanno risposto positivamente al voto di ieri, con un tasso di partecipazione che in alcune aree ha superato il 50%. Questo, dispiace constatarlo, certifica la totale contrapposizione di vedute della comunità serba che vive nel Kosovo, a nord e al sud dell'Ibar. Stando ai primi risultati elaborati da Gani Bobi, il Partito democratico del Kosovo (Pdk) del premier Thaci avrebbe ottenuto il 31% dei voti, rispetto al 25% che sarebbe andato al secondo maggiore partito del paese, la Lega democratica del Kosovo (Ldk) guidata dal sindaco di Pristina Isa Mustafa. Terzo, sempre secondo questo exit poll sarebbe a sorpresa il movimento Vetevendosje  di un autentico exploi con il 16%. A superare lo sbarramento del 5% necessario per entrare in parlamento sarebbero stati inoltre l'Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) dell'ex premier Ramush Haradinaj con il 14,5%, e l'Alleanza per il nuovo Kosovo (Akr) del miliardario Behgjet Pacolli con il 6,5% dei consensi. Sotto il 5% invece sarebbero il nuovo partito Fer (Spirito nuovo), una formazione di intellettuali e accademici, al quale sarebbe andato il 4,5%, e la Lega democratica di Dardania (scissionisti dell'Ldk) con il 2,2%. Con un esito del genere risulta veramente difficile capire come si possa formare un governo efficiente ed autorevole. Probabilmente l'abilità di Thaci di tessere trame ed alleanze potrà stupirci anche questa volta.

giovedì 9 dicembre 2010

PILLOLA

"Gli internazionali prendono dei serbi e degli albanesi, li portano a Belfast in un albergo a cinque stelle, gli insegnano paroloni su gestione del conflitto e convivenza, e poi li rispediscono in Kosovo, dove non hanno né pane né latte per sfamarsi. E questo, dagli internazionali, viene considerato un passo avanti".
Albin Kurti - movimento Vetevendosje