sabato 28 febbraio 2009

KOSOVO. LA STORIA, LA GUERRA, IL FUTURO


Oggi sono venuto a conoscenza del libro di Matteo Tacconi. Pubblicato nel 2008 da Castelvecchi, le 336 pagine sono interamente dedicate al Kosovo. Forse non vi dico nulla di nuovo, forse si, ma ci tenevo a segnalarvi quello che appare un buon saggio politico. Ne comprerò una copia. Devo dire che la presentazione sotto riportata mi ha colpito abbastanza. Incuriosito ho cercato su internet ed ho trovato una prima conferma. Mi riferisco all'articolo che Osservatorio sui Balcani gli ha dedicato. A questo punto mi affretto all'acquisto.

"Come può un fazzoletto di terra diventare in poco tempo una delle polveriere del mondo? Il 17 febbraio 2008 è nato lo Stato indipendente del Kosovo, ultimo capitolo del violento processo di frammentazione della Jugoslavia, dieci anni dopo lo scoppio della guerra e le bombe della Nato su Belgrado. Gli albanesi kosovari cantano vittoria, ma la Serbia si oppone con tutti i mezzi possibili. L'Europa si divide, gli Stati Uniti esultano, la Russia protesta senza convinzione. Da parte sua, il piccolo Stato è ancora ben lontano dalla normalità, e pochi saprebbero dire quanto durerebbe se i puntelli del sostegno internazionale venissero meno: le città sono presidiate dai militari della Nato, il tasso di disoccupazione è altissimo, e l'unica economia che cresce è quella di uno Stato parallelo e potente, legato alle attività dei cartelli del narcotraffico, alle rotte dell'immigrazione clandestina, a ogni sorta di business illegale. L'autore affronta i passaggi più importanti e tormentati del percorso che ha portato all'indipendenza, con le difficoltà di convivenza quotidiana tra serbi e albanesi. Kosovo è un saggio storico-politico, ma anche un reportage condotto direttamente sul terreno, intervistando i protagonisti e affrontando situazioni pericolose, con spirito di ricerca e amore della verità".

Matteo Tacconi è un giornalista esperto di Europa centro orientale che collabora prevalentemente con il quotidiano «Europa» e il mensile «Narcomafie». Ha scritto per le riviste «Limes», «Famiglia Cristiana», «Panorama» e «Diario».

giovedì 26 febbraio 2009

I ROM DI OSTERODE E L'UNIONE EUROPEA

Il benessere delle minoranze del Kosovo non deve riguardare solo la protezione delle stesse offerta dalle forze di pace.

Uno dei più grandi scandali in Kosovo, oggi, è quello che riguarda la minoranza rom, di quei 500 esseri umani che sono stati abbandonati dalla comunità internazionale sin dal 1999, in due campi fortemente contaminati dal piombo. Sono i campi di Osterode e Cesmin Lug nel nord del Kosovo. Dovevano essere dimore provvisorie, invece sono diventati veri cimiteri per la comunità rom. Sono stati costruiti nelle vicinanze della miniera di Trepca. Ottanta abitanti, molti dei quali bambini, sono già morti dal 1999, o per avvelenamento da piombo e altri minerali, o per il deterioramento del loro sistema immunitario. "L'evacuazione immediata di questi campi, e tutte le misure urgenti necessarie per garantire nel lungo termine la salute e il benessere delle famiglie in un luogo sicuro, con un adeguato accesso all'istruzione e le opportunità di lavoro, deve essere una priorità per l'UE, soprattutto adesso che il Kosovo è sotto la sua supervisione" afferma l'editoriale di oggi del The Irish Times. L'UE che continua a promuovere l'immagine di se stesso come un faro dei diritti umani non può certo lasciare irrisolto questo vistoso scandalo. Ci si augura che presto serie misure vengano prese per chiudere questa triste storia avvenuta sotto gli occhi attenti della comunità internazionale che disponeva di un portafoglio pieno di banconote e di speranze, barattate, con molta facilità, per l'ottenimento di un misero consenso politico.

leggi anche IL PIOMBO DI MITROVICA

mercoledì 25 febbraio 2009

IL PERSONAGGIO: MIKEL GJOKAJ

La linea e la luce, il significato e il segno, il peccato e la verginità nelle opere dell'artista di origine kosovara che vive a Roma dal 1975


Il maestro Gjonkaj è un pittore di grande spessore artistico, molto conosciuto ed apprezzato negli ambienti capitolini e all'estero. Ha esposto in molte gallerie d'arte, da Taiwan a Parigi, da Tokio al Lussemburgo, passando per Cuba e Lubliana. Durante una mostra collettiva organizzata dalla Casa D'Arte Ulisse a Roma, mi sono avvicinato per la prima volta alle tele dell'artista. Dalla sua biografia, le sue origini, la sua carriera si evince oltre all'indiscusso spessore artistico anche un'interessante storia personale del pittore. Solo avendo ben chiara la situazione odierna del Kosovo e le difficili relazioni tra Belgrado e Pristina, si può capire come Mikel Gjonkaj possa risultare un uomo di altri tempi, di un'altra epoca ormai scomparsa. Nasce l'11 novembre 1946 a Krusha e Madhe, un piccolo villaggio del Kosovo, tra i più colpiti dall'esercito serbo nel 1999; frequenta il liceo classico "Ali Kelmendi" nella città di Peja/Pec nel 1962-1967; frequenta la scuola superiore di Belle Arti di Pristina, negli anni accademici 1968-1970; frequenta la Facoltà di Belle Arti, sezione di pittura e incisione presso l'Università di Belgrado negli anni 1970-1974; in quello stesso anno consegue la qualifica accademica superiore e si laurea in Pittura. In ottobre 1975 giunge a Roma dove vive e lavora come cittadino italiano a tutti gli effetti. Da molti decenni lontano dalle dinamiche politiche e sociali del Kosovo, Gjonkaj, nelle sue opere, pare nutrire una forte nostalgia per la sua terra d'origine. I suoi quadri raffigurano infatti paesaggi evocativi e sentimentali. La sua pittura è fatta di "dolci esplosioni che fanno fiorire la tela, come se i suoi paesaggi fossero campi arati e coltivati con miscugli di semi senza nome" come ha affermato Marco Tonelli su Caratteri. Spero di poterlo incontrare personalmente e poter conoscere la stretta relazione tra il suo passato e il suo agire quotidiano, poter udire la foscoliana "voce del fanciullino" che c'è in lui, ovvero l'influenza che il suo essere albanese ha avuto negli anni di formazione a Belgrado negli anni di Tito e quanto sia pesata nel suo "essere artista" la tragedia che ha colpito il suo villaggio di origine, dove nel 1999 vennero uccise 453 persone. Prima di scoprire tutto questo, vorrei riportare stralci di un articolo comparso sul Trimestrale di Arte e Cultura "Terzo Occhio" per mano di Alessandro Masi, che evidenzia molto bene la forza artistica di Mikel Gjonkaj.
[Chi arriva in primavera nel Kosovo, ombelico dei Balcani, riconosce subito la luce che si accende in quel cielo. E' una luce rosa che con il passare delle ore si fa sempre più rossa e violenta, fino a diventare blu cobalto, viola, violetto scuro. Qui ha inizio l'Oriente. Solo chi ha visitato questi luoghi può comprendere la vera essenza delle opere di Mikel Gjokaj, i suoi colori, le zolle coltivate della sua pittura, quei manti luminosi posti a guardia dell'orizzonte del mondo. tra queste montagne, a 18 chilometri da Peja è nato Mikel Gjokaj. Il suo spirito indomito e avventuroso è rimasto anche nei tratti del suo volto barbuto e in quegli occhietti neri, irrequieti, mobili come quelli di un furetto. Come il dio Pan, Gjonkaj vive immerso nei boschi e sempre lì, dipinge giocoso, disegna ed incide sul rame e poi stampa nei propri torchi incisioni multicolori. Nella clausura di uno studio appena restaurato, un cascinale che un tempo fu dei contadini della campagna romana, l'artista Kosovaro trascorre felice le sue giornate come se vivesse fuori dal mondo, trascinato in una dimensione metafisica, sicuramente priva delle lancette dell'orologio della modernità. Le sue profonde radici balcaniche gli sono servite per non prendere mai le cose troppo sul serio, non etichettare il mondo, non dare molta importanza alle apparenze, alle forme visibili quanto piuttosto invisibili, ossia per cantare solo a quelle luci della sera che in ogni tramonto cambiano di suono. i suoi dipinti sono lenti come le lunghe cantilene suonate al ritmo delle litanie dei contadini moabiti, oppure racconti immaginifici di incredibili maghi o più semplicemente favole narrate intorno al fuoco. Qui tuttavia non c'è più l'Europa. L'Europa è scomparsa. In questa terra della pittura sono rimasti solo i dannati dell'Inferno di Dante e i disperati angeli di Bisanzio, quelle creature immobili, figure eteree, forme fragili, sagome ferme e sazie di luce, con le quali nulla si può e alle quali nulla è più concesso di dire. la luce di queste tele è la luce dell'esilio degli uomini dall'Eden, di una terra discostata con orgoglio e invocata con il più disperato canto d'amore].

Si ringrazia per la preziosa collaborazione e grande disponibilità la Casa d'Arte Ulisse di Roma

Info e contatti:
Via dei Due Macelli 79/82
00187 Roma - Italia
tel : +39 06 69380596
www.casadarteulisse.com

venerdì 20 febbraio 2009

IL KOSOVO IN UNA TABELLA. ANZI IN DUE

Recentemente il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l'Ufficio di Statistica del Kosovo hanno reso pubblici le cifre dei principali indicatori economici del Kosovo. Ad un anno dall'Indipendenza appare chiaro come molti problemi permangono e mettono in evidenza un elemento, ovvero come il passivo tra importazioni ed esportazioni sia reso possibile solo dal massiccio supporto internazionale.E' ancora presto, dopo soltanto un anno, aspettarsi di più, a maggior ragione perchè, pur avendo chiesto di essere accettato, il Kosovo non usufruisce ancora delle ingenti risorse finanziarie che il F.M.I.e la W.B. destinano ai paesi in transizione.




ANNO

2005

2006

2007

2008

INFLAZIONE (%)

-4

1.5

4.2

9.3

PIL (bln euro)

3.05

3.18

3.42

3.82

Crescita PIL (%)

3.9

4.0

4.1

5.2

il PIL pro capite è di 1.770 euro/anno






ANNO

2005

2006

2007

2008

IMPORT (bln euro)

1.2

1.3

1.57

1.9

EXPORT (bln euro)

0.06

0.1

0.16

0.19

Principali partner commerciali: EU, Svizzera, Macedonia, Albania, Serbia




mercoledì 18 febbraio 2009

FESTEGGIAMENTI A PRISTINA

Per tutta la giornata di ieri in Kosovo, soprattutto a Pristina, centro della vita politica e amministrativa del paese, si sono svolti i festeggiamenti del primo compleanno del Kosovo indipendente. Una ricorrenza tanto sentita quanto sofferta. Quest'anno, per l'occasione il governo di Pristina ha stanziato 150 mila euro [non certo pochi per uno stato che ha tanti problemi economici]. I festeggiamenti si sono svolti senza incidenti, in maniera plateale e come un anno fa, numerosi cittadini hanno invaso le strade sin dalle prime luci dell'alba. Il quotidiano Express a caratteri cubitali sulla prima pagina scriveva "Yes we can", ribadendo come per un anno il Kosovo ha dimostrato di poter funzionare come uno stato.

In serata, musica e fuochi d'artificio!




e quanti fuochi...


SPECIALE PASSAGGIO A SUD EST

Questa puntata di Passaggio a sud est, di approfondimento settimanale sulla situazione politica dell'Europa sud orientale, è dedicata al primo anno di indipendenza del Kosovo dichiarata dalla maggioranza albanese il 17 febbraio del 2008. La situazione interna del paese, le difficoltà economiche, la battaglia diplomatica, le celebrazioni da parte dei kosovari albanesi, le reazioni di Belgrado e dei kosovari serbi.


martedì 17 febbraio 2009

ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA DEL KOSOVO: BASSANO FESTEGGIA

Vicenza e il Kosovo, apparentemente senza alcun punto in comune, due realtà lontane e diverse tra loro, hanno, invece, qualcosa che le unisce. Nel 2009 cade la ricorrenza del primo anno di indipendenza del Kosovo, ma anche il decimo anniversario della fine dei bombardamenti NATO contro la Serbia. Le basi militari di Vicenza sono state decisive per arrestare l'atroce disegno di Milosevic. Vicenza corre in soccorso del Kosovo. Vicenza da tempo è ospitale con i kosovari. Nell'area di Bassano del Grappa, infatti, è concentrata una grande comunità di kosovari di etnia albanese, una delle più numerose dopo quella fiorentina. Molti di loro vivono in Italia sin dai primi anni novanta, proprio quando l'aria in Kosovo cominciava ad essere irrespirabile. Fu allora che signori come Advi Beqiri, Arsim Berisha, Fatmir Guri, Thaqi Ragip o Enver Hoti giunsero in Italia. Qui, nel vicentino, la stragrande maggioranza di loro lavora nell'edilizia. Nella zona "verde" della Lega Nord, nel cuore del nord produttivo, "la comunità dei kosovari, quanto a numeri, è la seconda dopo quella dei romeni" afferma Luciano Fabris, assessore alla cultura del comune di Bassano del Grappa. "Una comunità che lavora, pacifica, che non ha mai creato problemi", prosegue l'assessore. Sono loro che con il loro lavoro e i tanti sacrifici mandano avanti la nostra economia così come quella dei parenti che vivono in Kosovo. Con le loro rimesse riescono a mantenere in uno stato di agiata ricchezza le loro famiglie. Sono loro, gli immigrati, che in Kosovo hanno le case più belle e rifinite, progettate da loro stessi secondo gli stili che vedono qui in Italia. Nell'area di Bassano vivono i kosovari provenienti, quasi tutti, dall'hinterland di Mitrovica, Skenderaj e Drenas, dalla parte settentrionale del Kosovo. Questo evidenzia come i legami familiari e la solidarietà abbiano spinto sempre più persone, tra loro consaguinei, a trasferirsi in questo fiorente comune d'Italia. Un po' per volta, di pari passo con l'inserimento nella società, i precursori hanno dato ospitalità ai loro conoscenti e poi, quando il lavoro diventava sempre più stabile hanno preparato l'arrivo di moglie e figli. Mensur ricorda bene la sua infanzia trascorsa a Bassano. Era il 1999 quando insieme alla sorella frequentava la scuola media italiana; ricorda ancora, a distanza di anni, l'ottima accoglienza di maestre e compagni di classe, una solidarietà che è cresciuta quando le atrocità di quegli anni di guerra sono giunte negli schermi delle nostre televisioni, quando attoniti tutti loro ascoltavano la testimonianza del loro "amichetto", storie inimmaginabili per loro prima del racconto di Mensur. Dopo tre anni di permanenza in Italia, Mensur è ritornato a Mitrovica, ma oggi, 22 anni, laureato in Economia ha deciso di ritornare in Italia per proseguire gli studi. Oggi è qui insieme a parenti e cugini a festeggiare l'anniversario dell'Indipendenza del Kosovo. Nella festa organizzata dall'associazione culturale Bashkimi Kombetar mi sembra di vedere tanti Mensur, nel fior della loro giovinezza, ripetere lo stesso suo percorso. Sono molti che frequentano le scuole italiane, che parlano un italiano perfetto e che oggi per l'occasione, con altrettanta naturalezza ballano e cantano canzoni tipiche della loro più genuina tradizione. Circa 200 persone, si sono ritrovati in un grande ristorante a festeggiare la "Pavarsia" del Kosovo. Intere famiglie con bimbi al seguito, giovani coppie, una comunità compatta e solidale, lontana da casa, ha festeggiato un evento tanto sentito. Ad animare la serata musica e balli tipici che hanno coinvolto grandi e piccini. Giovani intenti a festeggiare con le loro coetanee, tra sorrisi e sguardi maliziosi; un po' più composti i loro genitori, intenti a raccontarmi la storia personale dei loro ultimi dieci anni, la loro positiva esperienza e il tempo libero che dedicano alla loro associazione culturale Bashkimi Kombetar. L'associazione conta più di 50 iscritti -50 famiglie- e organizza varie attività di aggregazione, di svago per i bambini, incontri e dibattitti interni e con le altre comunità di stranieri. Sono loro che hanno creato, con il prezioso supporto del Prof. Vittorio Andolfato, la scuola di lingua albanese per i loro figli, che fanno pervenire richieste all'amministrazione locale, come quella di "poter istituire un educatore sociale nelle scuole per supportare l'attività educativa di quanti in difficoltà con l'apprendimento scolastico e i compiti a casa" mi ricorda il loro presidente, Avdi Beqiri. Quella a cui ho preso parte l'altra sera non è una burla carnevalesca, ma i risvolti positivi di una integrazione riuscita, un'isola felice rispetto a quello che l'Italia oggigiorno pare offrire alle persone che provengono da altre parti del mondo. Questo è un altro discorso. Oggi a Bassano si festeggia il Kosovo indipendente.

articolo pubblicato su il Reporter e Peacelink

lunedì 16 febbraio 2009

IL PRIMO ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA DEL KOSOVO


Il 17 febbraio il Kosovo festeggerà il primo anniversario della sua nascita in seguito alla dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Serbia. Senza dubbio la maggior parte della popolazione del Kosovo di origine albanese celebrerà con gioia questo evento. Anche rumorosamente. L'ostruzionismo russo non ha permesso una nuova risoluzione ONU che consentisse di superare quella tuttora vigente, la 1244, e con essa una serie di ostacoli per la piena attuazione dell'Indipendenza. Il nuovo paese è stato finora riconosciuto solo da 54 dei 192 paesi delle Nazioni Unite e 5 dei 27 membri dell'Unione europea si sono espressi contro l'indipendenza.
Chi credeva che l'indipendenza avrebbe innescato nuove esplosioni di violenza e di pulizia etnica, un'ondata incontrollata di emigrazione, l'emergere del nazionalismo serbo e forse anche una riesplosione delle guerre nei Balcani, dovrà ricredersi. Oggi il Kosovo è in gran parte uno stato pacifico, anche se povero e con alcuni problemi, in parte ingigantiti e creati dalle potenze mondiali coinvolte, in parte legati alle falle delle sue frontiere, che permettono a serbi ed albanesi di fare affari, forti dell'appoggio politico locale e dell'inefficace lavoro delle forze internazionali preposte al controllo. Anche se la Serbia si rifiuta di accettare l'indipendenza del Kosovo, bisogna constatare che oggi il governo di Belgrado è il più filo-europeo della sua storia. E' su questo che bisogna fare leva per superare la posizione precaria del Kosovo. Sarebbe un grande segnale se i cinque paesi che non hanno ancora riconosciuto l'indipendenza -Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro- cambiassero posizione al riguardo. L'occasione rafforzerebbe e compatterebbe l'Europa, pronta poi a stilare programmi economici ancora più efficaci per la Serbia e la sua integrazione in Europa. I dubbi espressi da questi paesi sono comprensibili, trovandosi anche loro con problemi affini da risolvere. Sanno comunque, come afferma una recente risoluzione del Parlamento europeo, che un giorno dovranno riconoscere il Kosovo. Più che rinviare la decisione, più che contribuire a promuovere l'impressione di una Europa divisa che nuoce al Kosovo, al resto dei Balcani occidentali e alla stessa Europa, i cinque stati dovrebbero agire velocemente, certi che i timori di nuove dichiarazioni unilaterali di indipendenza da parte di alcune loro regioni sono frutto della fantasia.

articolo pubblicato su il Reporter

domenica 1 febbraio 2009

IL KOSOVO E LA SUA AGRICOLTURA (seconda parte)


IL SETTORE LATTIERO-CASEARIO

Di seguito viene riportato una parte dello studio che ho realizzato per conto della Provincia di Gorizia in Kosovo nel mese di marzo-luglio 2008.

Si ritiene che la sempre più stretta connessione tra sviluppo (umano, sociale, politico e non solo numerico o economico) e i destini di un paese, passa, per quello che riguarda il Kosovo, inevitabilmente dal suo sviluppo agricolo. In questo studio, oltre ad una panoramica generale del settore vengono messi in risalto una serie di contrasti e assurdità - la politica agricola comune, PAC, i fondi della Comunità Internazionale, le priorità del governo - che attanagliano lo sviluppo del paese.

Il consumo di latte in Kosovo è stimato a 170 litri a persona per anno. Sul totale del latte prodotto localmente (257.500 tonnellate) si stima che 117.383 tonnellate siano consumate nella fattoria stessa. Ulteriori 114.000 tonnellate sono vendute nei mercati locali come latte grezzo o formaggio bianco (fresco). Solo approssimativamente 34.000 tonnellate (ossia il 10% della domanda del mercato) del latte prodotto localmente viene trasformato industrialmente dai 19 caseifici presenti. I principali prodotti lattiero-caseari sono il latte, lo yogurt, il kos, il formaggio fresco e il kashkaval. Gli allevatori fanno fronte approssimantivamente al 76% della domanda totale interna di latte, e le importazioni riguardano il 24% del consumo totale dei prodotti lattiero-caseari.

Consumo di latte

170 litri/persona/anno

Domanda del mercato

339. 500 tonnellate

Totale della produzione locale

257.500 ton/anno che corrispondono al 76% del totale della domanda interna di latte

Totale della trasformazione di latte locale

34.000 tonnellate, ovvero il 10% della domanda del mercato

Importazione

24% del consumo totale (formaggi e latte UHT dall’Ungheria, Bulgaria, Slovenia e Turchia)

Numero di Caseifici

19 unità

Principali prodotti

Latte, yogurt, Kos, formaggio fresco e Kashkaval


Per tale motivo il mercato lattiero-caseario in Kosovo può essere diviso, in linea generale, in tre segmenti. Due terzi della produzione lattiero-casearia è prodotta nel territorio e consumata o direttamente nella fattoria o commercializzata nei mercati “verdi” (non regolamentati). L’altro terzo del mercato è fornito sotto forma di prodotti trasformati. Questa porzione è dominata dalle importazioni, specialmente per formaggi e latte UHT. Le principali fonti di importazioni sono l’Ungheria e la Germania per il formaggio (70% di tutte le importazioni) e la Slovenia e l’Ungheria per il latte UHT (83%). Altri importanti paesi esportatori sono poi Bulgaria e Turchia. Il Kosovo importa prodotti lattiero-caseari per un totale di 21 milioni di euro ( il 24% della richiesta del Kosovo in volume). Il latte e i formaggi importati dominano così il mercato, la qualità è generalmente considerata migliore e il prezzo è molto competitivo: del totale dei prodotti lattiero-caseari importati circa il 70% arriva a prezzi inferiori rispetto al costo di produzione che si raggiunge in Kosovo. Il costo della produzione di latte in Kosovo è relativamente alto principalmente per via degli alti costi dei mangimi che incidono per circa il 70-80% sul costo totale della produzione di latte. Il bestiame è prevalentemente stazionario e difficilmente pascola. La media del prezzo al dettaglio è di 0,64 €/litro e, considerati i costi del mantenimento della struttura e di produzione, i margini lordi per i produttori sono bassi. Gli allevatori più grandi hanno costi medi più bassi rispetto ai piccoli allevatori e vendono il loro latte alle aziende di trasformazione a un prezzo di circa 0.24 €/litro. Queste ultime dichiarano che avrebbero bisogno che il prezzo d’acquisto fosse ridotto ad almeno 0.20 €/litro per poter competere con i prodotti lattiero-caseari importati. KAMP (Associazione Kosovara Produttori di Latte), da parte sua, stima che i costi diretti per i produttori sono 0.21 €/litro, che danno un margine lordo di appena 0.3 €/litro se il prezzo per le aziende in questione rimane di 0.24 €/litro. Al mercato verde si vende latte per una quantità tre volte superiore a quella destinata alle locali industrie di trasformazione lattiero-casearie. Tale mercato viene rifornito principalmente da medi allevatori e il latte viene venduto in bottiglie di plastica riutilizzate, mentre il formaggio lo si vende in ceste di plastica, ad un prezzo oscillante tra 1,50 €/kg e 2,50 €/kg. Le importazioni di formaggio sono considerate particolarmente dannose per l’industria di trasformazione del Kosovo in quanto i prezzi dei formaggi sono più competitivi che qui. Il consumo del latte è lievemente superiore nei mesi invernali, tuttavia la sua produzione è maggiore nei mesi estivi. Nella maggior parte dei paesi avanzati le aziende di trasformazione utilizzano il surplus di latte dei mesi estivi per produrre latte in polvere che poi riaggiungono nei mesi invernali, quando la produzione di latte è minore. I caseifici del Kosovo non hanno tuttavia i macchinari adatti per seccare il latte (e trasformarlo in polvere) e per questo producono tanto formaggio nei mesi estivi. La KDPA (Associazione dei Caseifici del Kosovo) stima che c’è un eccesso di produzione in quei mesi di circa 10.000 tonnellate di latte. Tali perdite di latte rappresentano un grande problema per i contadini kosovari. Per cercare di far fronte al problema, alcuni donatori hanno provveduto a supportare l’istallazione di cisterne-frigo in aree selezionate e compagnie lattiero-casearie di trasformazione (per esempio Vita) stanno incoraggiando l’uso di servizi e equipaggiamento adeguato nelle diverse fattorie. Il largo numero di piccoli produttori di latte rende tuttavia la raccolta del latte costosa per le compagnie di lavorazione e le perdite del latte nei mesi estivi rimangono relativamente alte a causa della sovrapproduzione stagionale e la mancanza dei servizi refrigeranti di breve tempo necessari. Mentre il collegamento tra i produttori e i mercati verdi funziona molto bene, lo stesso non può dirsi tra produttori e caseifici. Questo collegamento necessita di maggiore sviluppo e di una migliore qualità di latte di base per utilizzarlo pienamente nell’ambito della trasformazione. Di questo i caseifici sono consapevoli e fanno pressioni affinchè la qualità così come la quantità del latte aumenti. Il maggiore ostacolo sembra essere la piccola dimensione delle imprese di produzione e la mancanza di collaborazione tra gli agricoltori.
La qualità del latte allo stato grezzo differisce notevolmente a causa di:
- mancanza di contenitori refrigeranti
- distanza tra gli allevatori (la raccolta è difficile da organizzare)
- poca trasparenza degli allevatori (allungano il latte con l’acqua).
Tuttavia, considerato che tutte le industrie del settore dipendono da materiale allo stato grezzo, queste sono costrette a comprare qualunque latte sia disponibile sul mercato. In Kosovo il prezzo del latte all’origine per i caseifici è effettivamente più basso rispetto ai principali paesi esportatori di latte –Ungheria e Slovenia. Ma, una volta che i costi di raccolta sono aggiunti, l’Ungheria ha già un piccolo margine di vantaggio competitivo. Ed inoltre, eccetto per il latte UHT, i costi di trasformazione sono per il 30% più bassi nei paesi concorrenti rispetto al Kosovo. Un altro argomento problematico è la difficoltà di esportare prodotti lattiero caseari locali a causa della competizione con gli stessi prodotti regionali o EU e considerata l’attuale politica fiscale governativa non favorevole.
La popolazione del Kosovo attualmente consuma 280.000 tonnellate di latte/prodotti lattieri. La domanda del mercato è coperta per il 33% delle importazioni. Le industrie di trasformazione coprono circa il 7% della domanda del mercato. Questa percentuale è aumentata negli ultimi 2 anni come risultato della migliorata qualità dei prodotti lattiero-caseari locali e di una migliore produzione. Le vendite dirette stanno diminuendo se comparate agli anni precedenti e coprono oggi approssimativamente il 20% del consumo totale. L’urbanizzazione e il cambiamento delle generazioni hanno causato una diminuzione dell’autoconsumo. Da questi dati si può concludere che l’industria di trasformazione lattiero-casearia in crescita stia assorbendo porzioni dal mercato di vendita diretta piuttosto che dalle importazioni. Sebbene le naturali condizioni del Kosovo siano favorevoli alla zootecnia e alla produzione di latte e negli ultimi anni ci siano stati significativi miglioramenti nella capacità di trasformazione del latte da parte dei caseifici locali, questi ultimi necessitano di diversi elementi tuttora mancanti, tra cui latte di migliore qualità, per poter competere con le importazioni. Al momento in Kosovo ci sono 26 caseifici di cui 15 con licenza dal KVFA e 11 in procinto di ottenere la dovuta autorizzazione. Accanto a 2 grandi caseifici (con più di 20.000 litri al giorno), ce ne sono 5 medi (10.000 – 19.000 litri al giorno) e 19 di piccole dimensioni (con meno di 10.000 litri) [fonte KDPA].
Attualmente in Kosovo ci sono più di 500 fattorie con più di tre mucche che producono tra i 110.000 e i 120.000 litri al giorno [fonte KAMP].
La raccolta del latte è un fattore importante per la qualità e la sicurezza alimentare nel settore lattiero-caseario in generale. Attualmente in Kosovo ci sono dai 25 ai 30 centri di raccolta latte attivi (dotati di sistemi refrigeranti), alcuni dei quali all’interno dei caseifici, che raccolgono latte dagli allevatori piccoli e medi. Presso questi centri vengono effettuati test di acidità (per la freschezza) e contenuti di grassi (paramento fondamentale per determinare il prezzo del latte). Va notato che la qualità e la quantità delle analisi effettuate sono molto approssimative.
L’infrastruttura esistente nella filiera necessita di notevoli interventi per poter migliorare la qualità media del latte allo stato grezzo che è ancora molto bassa. I problemi principali sono:
- cattiva gestione a livello aziendale
- carenza di personale qualificato a tutti i livelli del settore
- scarsa qualità del bestiame e delle loro condizioni nelle aziende
- macchinari e attrezzature datati e scarsamente e/o mal funzionanti
- scarsa igiene generale della fattoria e non stabile, povera e inappropriata pulizia dell’equipaggiamento e dei contenitori per l’immagazzinaggio del latte
- frequenti black-outs elettrici
- insufficiente refrigerazione e trasporto.

leggi la prima parte