martedì 20 gennaio 2009

IL KOSOVO E LA SUA AGRICOLTURA


Di seguito viene riportato una parte dello studio che ho realizzato per conto della Provincia di Gorizia in Kosovo nel mese di marzo-luglio 2008.

Si ritiene che la sempre più stretta connessione tra sviluppo (umano, sociale, politico e non solo numerico o economico) e i destini di un paese, passa, per quello che riguarda il Kosovo, inevitabilmente dal suo sviluppo agricolo. In questo studio, oltre ad una panoramica generale del settore vengono messi in risalto una serie di contrasti e assurdità - la politica agricola comune, PAC, i fondi della Comunità Internazionale, le priorità del governo - che attanagliano lo sviluppo del paese.

I governi in generale, e specialmente quelli di economie di sviluppo e transizione - come nel caso del Kosovo - si trovano oggi ad affrontare sfide importanti per raggiungere lo sviluppo rurale e locale in una fase caratterizzata da globalizzazione, liberalizzazione dei mercati e ridotto intervento da parte dello Stato nell’economia. In questo scenario, va sottolineato un riesame ed una presa di coscienza nuova per quanto riguarda il ruolo dell'agricoltura nell’impiego rurale e come mezzo di sussistenza. I mercati sono in costante evoluzione e stanno affrontando rapidi cambiamenti, con sistemi meccanizzati che sempre più condizionano o rimpiazzano i mercati di vendita all’ingrosso e i piccoli mercati locali. Le strutture di produzione e i grandi commercianti chiedono ora, anche in Kosovo, rigorosi livelli di qualità, conformità con gli standard, codici di condotta e di igiene dai loro fornitori, che non sono però sempre capaci di rispondere a tali richieste.
CONTESTO MACRO-ECONOMICO E AGRICOLO DEL KOSOVO
Dopo la fine del conflitto, il Kosovo ha compiuto notevoli progressi sul piano del rafforzamento istituzionale e la stabilizzazione macro-economica. Tuttavia, il processo di recupero è stato troppo lento e a tutt’oggi non soddisfa le domande e le aspettative dei suoi cittadini. La mancanza di sviluppo economico potrebbe avere un impatto negativo sulla stabilità politica, a maggior ragione se si tiene conto dell’aspetto demografico del territorio, che conta la popolazione più giovane d’Europa (più del 50% ha meno di 25 anni): questo potrebbe essere un ottimo punto di forza facilmente trasformabile, però, in piaga sociale qualora le loro aspettative occupazionali fossero deluse. In effetti la sfida più pressante per le autorità del Kosovo è di raggiungere la stabilità macro-economica e la crescita riducendo l’altissimo tasso di disoccupazione attuale. Recenti stime parlano infatti di un tasso di disoccupazione del 46,2% (ILO 2007) su una popolazione totale di circa 2 milioni. La diminuzione dell'assistenza dall’estero e degli afflussi privati potrebbe rendere ancora più difficile il raggiungimento di questo obiettivo. L’economia del Kosovo è ancora caratterizzata e sostenuta dall’assistenza straniera e dagli afflussi privati esterni che nei primi anni dopo la guerra ammontavano a circa il 50% del PIL. Il settore dei donatori ha creato così un mercato di "esportazione" artificiale per i beni e servizi del Kosovo. Tuttavia l’assistenza estera ha mostrato una tendenza al ribasso e alla fine del 2004 era già soltanto la metà di quella del 2000. Certo è che le risorse proprie del Kosovo non sono sufficienti da sole a finanziare l’investimento necessario per una crescita robusta, anche per via del basso livello dei risparmi interni. Politiche forti sono allora necessarie a promuovere lo sviluppo e creare così un ambiente favorevole all'investimento produttivo attraverso:
- una spesa pubblica efficiente e mirata,
- il mantenimento della stabilità fiscale,
- rapide riforme nel settore delle imprese pubbliche, e del mercato in generale.
Per quanto riguarda lo sviluppo del settore privato, si sono registrati progressi costanti per la messa in piedi di un quadro giuridico adeguato, processo guidato e supportato da istituzioni internazionali. La sfida principale ora è proprio quella di sviluppare le capacità necessarie alla sua implementazione e applicazione. Nel nostro caso specifico, il Ministero dell’Agricoltura del Kosovo, con il supporto di esperti internazionali, ha pubblicato un ottimo documento tecnico (MAFRD, Agriculture and Rural Development Plan 2007-2013), punto di riferimento anche per altri paesi dell’area balcanica. Tale documento tuttavia per essere implementato alla lettera necessita di almeno 200 milioni di euro.
L’AGRICOLTURA NELL’ECONOMIA NAZIONALE
L’agricoltura del Kosovo è caratterizzata da piccole aziende agricole, bassa produttività e servizi di consulenza poco sviluppati eppure contribuisce a circa ¼ del PIL del Kosovo e fornisce approssimativamente dal 25 al 35% della forza lavoro. Il settore consta di circa 1.800 cooperative e imprese commerciali (sia pubbliche che private) e di 143.000 famiglie rurali, il 50% delle quali sono definite come fattorie con una superficie inferiore o pari a un ettaro. La bassa produttività lavorativa del settore è combinata con il più basso salario mensile. Ci sono circa 150.000 persone coinvolte nel settore dell'agricoltura/allevamento.Nel 1999-2004 la divisione settoriale del PIL è cambiata comunque in modo significativo. Il settore dei servizi ha dimostrato una rapida crescita (dal 46,5% nel 1993 al 58% nel 1998), mentre il settore agricolo, pur rimanendo un’importante generatore di ricchezza nazionale nonché il motore principale per la crescita del PIL nel 1999-2004, ha visto diminuito il suo contributo al PIL. Tale contributo rimane consistente (19%), ma ciò è dovuto principalmente al diminuito peso dell'industria e di altri settori piuttosto che il risultato dello sviluppo dell'agricoltura stessa. In effetti, il peso del settore agricolo al PIL/tasso di occupazione indica scarsa efficienza del settore, crescenti difficoltà impiegatizie e una perdita di reddito per le famiglie che sta danneggiando la sostenibilità delle comunità rurali. Appare sempre più necessario che insieme al potenziamento del settore, attività economiche alternative vengano adeguatamente sviluppate.
IL SETTORE AGRO-ALIMENTARE
In media una famiglia kosovara spende approssimativamente il 60% delle sue entrate per il cibo, di questa percentuale il 12% è usato per pane e cereali, il 9% per carni, seguito dalle verdure (7%) e i prodotti lattiero-caseari e uova (6%) [fonte SOK: Ufficio statistiche del Kosovo]. La sfida per l’economia del Kosovo è quella di creare e sviluppare le capacità interne per rispondere alla domanda domestica e ridurre la dipendenza dai fornitori esteri. Approssimativamente tra il 70 e il 95% dei prodotti agro-alimentari, per la maggiore prodotti trasformati, sono infatti importati. Tuttavia il settore agro-alimentare kosovaro soffre di tutta una serie di problemi, tra cui quantità, qualità e disponibilità di materie prime. Come risultato, la maggior parte delle imprese di trasformazione sono costrette ad utilizzare principalmente merci importate. Eppure, prima dello scoppio delle ostilità il Kosovo era in qualche modo auto-sostenibile in ambito alimentare (stime variavano dal 30 al 50% del fabbisogno interno), i prodotti provenienti dal Kosovo erano disponibili in tutta la Yugoslavia, le aziende erano di grandi dimensioni e la struttura integrata era funzionale a soddisfare le necessità del mercato interno di allora. Ora, alcune di queste aziende sono state parzialmente distrutte, la maggior parte non sono pienamente funzionanti e le loro attrezzature sono superate. Inoltre, la concorrenza internazionale è divenuta sempre più forte come dimostrato dal notevole aumento delle importazioni e la produttività nelle aziende è ancora lontana dagli standards internazionali. La ragione è data da una combinazione di diversi fattori come:
- la piccola dimensione delle aziende (stimate tra 1,6 e 2,4 ettari) e i problemi legati alla propietà della terra (privatizzazioni)
- limitata collaborazione tra gli operatori del settore
- limitato accesso al credito
- scarse infrastrutture
- limitata conoscenza delle tecniche di produzione più avanzate
- limitata conoscenza delle tecniche di management delle aziende
Aumentare la dimensione delle aziende attraverso il consolidamento della terra e lo sviluppo dell’attuale mercato terriero è un elemento fondamentale per lo sviluppo rurale del Kosovo. Ad oggi, infatti, la maggior parte della terra è valutata qui come terra urbana anche se la maggior parte di essa nelle aree rurali viene usata esclusivamente per l’agricoltura. Per tale motivo è essenziale che sia preparato un piano di sviluppo per la riqualificazione della terra al fine di creare economie di scala ed aumentarne conseguentemente la produzione. La maggior parte degli allevatori kosovari si trovano infatti ad affrontare numerose difficoltà legate alle piccole dimensioni delle loro aziende e il ridotto numero di animali per nucleo familiare (il 93,7% di contadini attivi nel settore lattiero-caseario in Kosovo hanno da due a quattro mucche ciascuno). Gli stessi prezzi di partenza del prodotto nelle aziende variano significativamente tra le diverse regioni del Kosovo in buona parte perchè le strutture agricole di piccolo taglio producono principalmente per auto-consumo e solo le quantità in eccedenza, disponibili soprattutto durante i mesi estivi, giungono ai mercati verdi (mercati locali non regolamentati). Tale surplus tuttavia, per via della cattiva conservazione -dovuta alla mancanza di spazi per il magazzinaggio delle merci e la mancanza di conoscenza delle tecniche post-raccolto- subisce variazioni di prezzo, principalmente al ribasso. Estendere il periodo di coltivazione-produzione (ad esempio attraverso l’utilizzo di produzioni meccanizzate e più redditizie) e rafforzare la collaborazione tra agricoltori certamente migliorerebbe lo scenario.
IL COMMERCIO CON L’ESTERO
Nel 2005 il totale delle importazioni era di 1,2 bilioni di euro mentre il totale delle esportazioni era di 44,4 milioni di euro. La quota dei prodotti agricoli sul totale delle esportazioni era del 9,2% mentre la quota delle importazioni degli stessi era del 14,4%. (fonte Agriculture and Rural Development Plan 2007-2013). Il flusso delle importazioni per i primi sei mesi del 2006 comparato con lo stesso periodo del 2005, ha raggiunto la somma di 561. I dati forniti dal Ministero del Commercio e dell’Industria del Kosovo indicano, nello stesso periodo, un notevole trend negativo per le importazioni da Germania e Montenegro, e una lieve diminuzione da Slovenia e Albania, laddove invece i prodotti importanti dalla Macedonia sono aumentati considerevolmente. La maggior parte dei prodotti importati provengono da Unione Europea e Svizzera (insieme il 34%), Macedonia (14%), Serbia (15%) e Turchia (8%) [fonti statistiche del Ministero del Commercio e dell’Industria]. La Camera di Commercio del Kosovo stima che l’85% del cibo all’ingrosso viene importato e vede la sostituzione delle importazioni con le merci auto-prodotte come una priorità chiave per la politica interna. Le esportazioni alimentari riguardano principalmente grandi quantità di prodotti quali funghi essiccati selvaggi e coltivati, patate, pelle di animali succhi e vino; anche se le esportazioni attuali sono relativamente poco consistenti, maggiori opportunità come il latte UHT per l’Albania si stanno prendendo in considerazione. Le importazioni/esportazioni sono effettuate prevalentemente lungo l’asse stradale attraverso gli 8 punti di entrata/uscita in tutto il Kosovo. La distribuzione via treno o aereo è poco sviluppata. Durante la stagione della produzione i commercianti comprano direttamente dai produttori locali usando camion isolati che non sono però muniti di sistema refrigerante. Commercianti intermediari sono in grado di influenzare le vendite alimentari perchè capaci di rifornire con i loro autorimorchi regolarmente e tutto l’anno i piccoli commercianti all’ingrosso. Pochi sono i produttori che hanno informazioni attendibili sulle condizioni del mercato, incluso le caratteristiche e le preferenze dei consumatori, prezzi, quantità, livelli di produzione.
LA SICUREZZA ALIMENTARE
Lo standard attuale delle attrezzature della maggior parte dei piccoli negozi che attualmente dominano la distribuzione sul mercato è insufficiente a preservare nel modo adeguato frutta fresca, verdura, carni e latte. Le aziende che trasformano il prodotto si lamentano che gli alimenti nei negozi non vengono immagazzinati in maniera adeguata e ciò comporta una durata ridotta sullo scaffale, una qualità inferiore, oltre che una perdita economica causata da tutta la merce invenduta. La sicurezza alimentare è inoltre una grande preoccupazione per i consumatori in Kosovo e offre potenzialmente un forte vantaggio a livello competitivo per i produttori capaci di offrire una produzione certificata, garantita e sicura. Il governo del Kosovo è consapevole che la qualità dei prodotti agricoli locali rappresenta un passo importante per la sostituzione delle importazioni. E’ questa una delle sfide che il MAFRD intende affrontare nell’immediato futuro, cosciente dello stato attuale in cui riversa il settore.
I MERCATI ALIMENTARI
I mercati alimentari esistono nella maggior parte delle grandi città del Kosovo, ma non vendono esclusivamente prodotti freschi. Prodotti confezionati e non, sono infatti venduti spesso direttamente dal retro dei camion da commercianti locali e regionali. Non c’è nessun sistema di vendita all’asta e tutti i pagamenti sono fatti in denaro. Durante il periodo di raccolta la produzione locale è normalmente disponibile nei mercati. Tuttavia la maggior parte dei produttori locali hanno difficoltà ad accedere ai mercati principali o di base. Questo avviene perchè i rifornimenti dai contadini locali sono principalmente non coordinati e riguardano relativamente piccole quantità più spesso vendute fuori dal mercato principale o in posti sulla strada. I servizi e le attrezzature di mercato sono inoltre molto scarsi e si trovano nei principali centri urbani spesso sovrappopolati e con scarsi servizi di smaltimento dei rifiuti prodotti, consegna-distribuzione inefficiente, immagazzinaggio e presentazione del prodotto inadeguati. L’accesso alla terra per lo sviluppo di nuovi mercati è spesso difficile per via di problemi legati sia alla proprietà della terra che alla privatizzazione. Alcune municipalità hanno cercato di creare dei mercati stagionali per i produttori locali ma senza successo perchè tali strutture venivano edificate in luoghi spesso fuori dalle aree riconosciute dai compratori o i produttori non riuscivano a sostenere le spese per affitto e gestione (a Mitrovica, di recente sono state create delle strutture ad hoc negli stessi spazi dove si tiene il mercato). I mercati del bestiame operano una volta a settimana in tutte le municipalità. La maggior parte di loro hanno ridotti servizi e forniscono scarse informazioni sui prezzi e le vendite non sono coordinate nè pubblicizzate (fonte GFA Regional Beef Market Survey 2002).
continua...

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