sabato 19 settembre 2009

IL COSTO DEI MILITARI ITALIANI IN KOSOVO


I soldati dispiegati in Kosovo, secondo i dati della Kfor, sono circa 14 mila. Di questi, 1.935 sono italiani. Sono indispensabili tutti questi soldati nel Kosovo di oggi? Ci possiamo permettere i costi di queste spese militari? Sono domande legittime che dovremmo porre ai nostri politici.

La tragica morte che ha raggiunto i sei parà nel recente attentato in Afghanistan (vero teatro di guerra) ci dovrebbe spingere a riflettere sulla sorte dei militari italiani che prestano servizio in Kosovo (che non è, oggi, un teatro di guerra). Dai giornali alle trasmissioni televisive, si è letto e visto di tutto e il contrario di tutto in questi ultimi giorni. Sinceramente credo che il ritiro, per quanto riguarda l'Afghanistan, sia segno di immaturità nei confronti dei nostri alleati, per gli impegni presi con le Istituzioni Internazionali (impegni condivisibili o meno), e fonte di pericolo verso chi si trova costretto a restare nell’inferno afghano, siano essi militari Nato o popolazione civile. Sicuramente sarebbe stato meglio non avventurarsi in questa guerra. Anzi, sarebbe molto meglio non combattere nessuna guerra, ma mi rendo perfettamente conto che questo non è il migliore dei mondi possibili e che trovandoci nel pieno di una vera guerra, che miete numerose vittime, sia doveroso avviare un'approfondita analisi, lasciando fuori le strumentalizzazioni politiche. Tuttavia, in questo discorso si potrebbe forse anche includere la questione "Kosovo". Pur condividendo l'intervento Nato del 1999 in Kosovo, mi trovo oggi, a dieci anni di distanza, a domandarmi se non sia il caso, di fronte ad una situazione sociale e politica grosso modo normalizzata, di dimezzare il numero dei militari presenti lì. Si parla di crisi economica mondiale, di licenziamenti, di disoccupazione, di soldi che non ci sono, di riduzione del personale civile internazionale dispiegato in Kosovo (la cui utilità per la società e le istituzioni locali è senza dubbio preferibile a quella dei soldati, specie in contesti non pericolosi), di tagli per gli aiuti umanitari, si parla di tutto, ma dei circa 14.000 soldati della Nato (di cui 1.935 italiani, secondo i dati della Nato-Kfor aggiornata al 3 giugno 2009) nessuno ci dice nulla. I soldati dispiegati in Kosovo che continuano a restare, negli anni, inalterati nel numero hanno un costo. Sono indispensabili tutti questi soldati in Kosovo di oggi? Ci possiamo veramente permettere i costi di queste spese militari? Qual è il fine della loro presenza in questo piccolo paese uscito dalla guerra 10 anni fa? Sono domande legittime che dovremmo porre ai nostri politici, anche se temo che, semmai rispondessero, lo farebbero con il silenzio o le solite strumentalizzazioni. E' sotto gli occhi di tutti l'onestà e l'impegno che i nostri militari hanno prestato in Kosovo, uno dei primi contingenti ad arrivare sul posto e a difendere la popolazione serba ed i luoghi di culto ortodossi, a lavorare tra e per la società civile con uno spirito che molti ci invidiavano e ci invidiano ancora. Non è in discussione il servizio prestato dai soldati italiani, quanto il fatto che, di fronte ad uno scenario completamente migliorato rispetto a dieci anni orsono, e ad una crisi che in Italia non si ricorda dagli anni '40, sarebbero più che sufficienti la metà delle forze Nato oggi dispiegate. Va ricordato, anche se i nostri parlamentari per compiacere le potenti lobby militari non ne parlano mai, che i circa 2.000 soldati italiani e tutto l'armamento bellico al loro seguito, hanno dei costi ingenti,  di gran lunga maggiori rispetto alle mansioni che devono espletare. Una cosa è lo scenario di guerra afghano, altra cosa i milioni di euro che si continuano a spendere per le operazioni militari, in tempo di pace, in Kosovo. Tra queste voci rientrano gli alti salari che i soldati percepiscono (circa 4.500 euro al mese), le spese per i continui voli aerei dei militari da e per l'Italia, le spese di mantenimento delle strutture e dei veicoli in loco e da ultimo i milioni di euro per costruire un intero campo base, Villaggio Italia, chiamato appropriatamente villaggio perchè all’interno delle sue strutture permanenti ci sono indubbiamente più spazi di relax che altro. Se avete in mente le classiche caserme di provincia o la polvere e i containers dell’Afghanistan, siete fuori strada. Dovete prendere come punto di riferimento grandi chalet di legno e cemento, di quelli che si trovano nei nostri paesaggi alpini, ed immaginarli sistemati a mò di villaggio, con tanto di pizzerie, bar, sala intrattenimento, mensa-ma-che-mensa,ecc., per avvicinarsi alla realtà. Non è un’esagerazione se dico che la base militare è full optional, dotata di comodi divanetti, tavoli da biliardo, signorine del posto che servono bevande, rigorosamente made in Italy, e sigarette italiane senza monopolio, a prezzi da vero e proprio spaccio. Prosciutto, grana e bocconcini di mozzarelle non mancano mai. Si mangia solamente cibo italiano, per problemi legati all’uranio impoverito, dicono. Ah!! Però! L’uranio impoverito. Non si poteva pensare un posto più caldo e confortevole di quello che il buon gusto italiano ha creato nella base italiana di Peja/Pec. D’altra parte non potevamo certo correre il rischio che i nostri soldati si annoiassero durante i sei lunghi mesi di missione (passati quasi sempre in caserma, come fossero alla Cecchignola di Roma, ma con salari e costi immensamente più alti). Questo scenario si presenta simile al Quartiere Generale della Kfor a Pristina. La stradina dove si trovano tutti i locali per la ricreazione (pub olandesi, pizzerie e birrerie e negozi, meglio conosciuti come PX, che vendono tutto a prezzi stracciati) sembra ricordare, quanto al paesaggio, un tipico posto turistico di montagna. Più che a Malè sembra di trovarsi a Camigliatello. Va riconosciuto però che quelli non sono direttamente soldi di noi italiani, ma della Nato (il cui contribuente è anche l’Italia, però!). Non se la passano per niente male neanche i nostri 415 carabinieri dell’M.S.U a Pristina (fonte: Arma dei Carabinieri). Raccomando a tutti quelli che si trovano a passare in Kosovo di farsi ospitare per una cenetta nel loro ristorante, assaggiare un'ottima pizza cotta al forno a legna o riscoprire il profumo di Sorrento sorseggiando un buon limoncello. Non credo si possa presto avviare un serio dibattito politico in Parlamento per discutere dell’impegno dell’Italia nei teatri di guerra, di exit strategies in Afghanistan, di costo delle operazioni militari all’estero e della rivalutazione dell’impegno umanitario e di cooperazione. Spero, però, che gli italiani possano al più presto aprire gli occhi per vedere gli eccessi e veri sprechi delle operazioni militari all’estero che una ricca, e strapagata, classe politica ci tiene nascosti.

articolo pubblicato sul sito di Peacelink e Report On Line


19 commenti:

Anonimo ha detto...

Condivido il suo ragionamento. Spero si possa presto portare a casa i duemila uomini che bivaccano a nostre spese in Kosovo. Dobbiamo seguire l'esempio spagnolo che, proprio ieri, ha ritirato gli ultimi soldati rimasti in Kosovo, invece di abbassare ognivolta la testa e dire "Yes we can".
Saluti
Gian Piero

Lina ha detto...

e poi bisogna fare domanda 4 giorni prima per una scorta dall'enclave all'ospedale e poi ti dicono che non c'è personale e o ci vai a tuo rischio e pericolo o muori nell'encolave !!!!

Lina ha detto...

ops.. l'encolave sarebbe l'enclave

Anonimo ha detto...

Proprio ieri al tg2 delle 20.30 il Ministro della Difesa, La Russa, ha detto che molto presto 1000 soldati italiani rientreranno dal Kosovo, dal luogo di villeggiatura che tu descrivi. Significa forse che non erano poi così indispensabili tutti questi uomini? Siginfica che l'assurdità di mantenere tutti questi soldati in Kosovo era così evidente che il Ministro, nel triste momento dei funerali delle vittime, ha dovuto subito ricorrere ai ripari con questa dichiarazione? Povera italietta, povera!

Lina ha detto...

purtroppo non sono ancora riuscita ad avere il link esatto
ho appena visto un filmato di un soldato che fa vedere a dei bambini morti di sete una bottiglia d'acqua
i bambini corrono dietro alla camionetta e il soldato ride come un cretino, ma non gli da' l'acqua.. anzi continua ad agitare la bottiglietta e i bambini continuano a corrergli dietro..
che schifo !!
altro che forze di pace !

Raffaele Coniglio ha detto...

Cara Lina, puoi essere anche una pacifista convita e "di spirito ideologico dotata", ma dire assurdità come quelle che usi dire tu è tipico di persona guerrafondaia! L'impegno, l'energia e la professionalità dei militari italiani è fuori discussione. Più che al sottoscritto dovresti chiedere ai monaci di Decani o alla Sig.ra Dobrilla(che anche come forma di rispetto hanno imparato l'italiano) chi sono e come si comportano i soldati italiani; dovresti andare a Gorazdevac per sentire le VERE storie di chi vive nelle enclaves e riceve supporto!! I tuoi filmati, i tuoi dati, le tue cifre, le tue argomentazioni oltre a lasciare il tempo che trovano sono velati da pura cattiveria

Anonimo ha detto...

é da tempo che si parla di un parziale ritiro dal Kosovo. Sono un Ufficiale dell'Esercito e sono stato al "Villaggio Italia", non si sta male, se confrontato con altri TO, il mio incarico mi vedeva in giro per il Kosovo tutti i giorni (inverno), perché negarci un caffè caldo al rientro serale?

Lina ha detto...

bè.. faccio prima a chiedere a mio cugino che ogni 18 mesi ne passa 6 a pristina
che sono guerrafondaia è vero..
che sono cattiva.. bo'.. non so'.. ma mi sembra che tu raffaele non è che li hai dipinti tanto bene
poi lo so' che gli unici che hanno fatto qualcosa di buono sono stati i nostri a decani
con tutti i fori di pallottole che sono sulla garitta prima di decani abbiamo anche chi dice che non è mai stata attaccata !
ma il problema non è militari si militari no
il problema è togliere i criminali dal kosovo.. invece..
dall'europa piovono cosi' tanti soldi che di criminali a comandare in kosovo ne arrivano sempre piu' !

Raffaele Coniglio ha detto...

Gentile Ufficiale, nel testo muovo una serie di domande e argomentazioni che il volere ricondurle alla "tazzulilla e cafè" o all'operato di tizio e caio fanno perdere di vista il vero problema: (man)tenere 2000 soldati italiani, nel Kosovo di oggi, tra le comodità e i benefits di cui godono e nel pieno di una recessione economica (in Italia si vive male), non è più AMMISSIBILE. Cara Lina (scusami per il tono forte e secco dell'altra volta) se ti riferisci a quanto sopra riportato, allora posso dirti che non sono stato tenero con i militari. Ma non ho minimamente dubitato del fatto che, quanto ad umanità e a rapporti con i locali, i militari italiani sono INEGUAGLIABILI.

Lina ha detto...

non tutti raffaele..
ci sono delle cose che ti diro' in privato..
ma queste missioni in cui si lascia campo libero sono drammatiche
non voglio dire che non vi siano una marea di brave persone che fanno realmente il loro lavoro..
non voglio dire questo..
so' che la maggior parte degli italiani sono onesti..
per di piu' i nostri militari tornano spesso dal kosovo col tumore.. quindi svaka cast..
ma purtroppo abbiamo tante storie tipo i militari che torturavano i ragazzi somali, il carcere di abu graim..
e anche tra i nostri militari italiani in kosovo c'è stato qualcosa denunciato da un articolo.. che adesso vado a cercare..
ma se guardiamo la recessione e il nostro governo allora chiediamoci il perchè di tante cose.. tipo togliere 8 miliardi alla scuola italiana e darli a gheddafi !!

Lina ha detto...

l'articolo giusto non l'ho trovato..
ho trovato questo che spiega un po' la situazione in generale...

http://albanianews.it/opinioni/191108-quale-futuro-per-quale-kosove

ma mi ricordo in una conferenza che un amico ha detto :
ero arrivato ad un posto di blocco con i miei aiuti umanitari per l'orfanotrofio
un poliziotto albanese mi ha controllato il carico e mi ha detto :
ma tu sei italiano ?
si
e come ? prima ci sganciate le bombe e poi ci portate le caramelle ??

e cosi' noi.. prima li abbiamo bombardati e adesso gli mandiamo i militari !!!

Anonimo ha detto...

Concordo pienamente. In Kosovo di italiani ne bastano 300 (se proprio dovessero rimanere). Ma perché far star male i soldati come ai tempi della leva? C'è chi si fa sei mesi di missione CHIUSO nel Villaggio: li potremo paragonare a sei mesi di galera!
L'(anonimo) Ufficiale

Anonimo ha detto...

con tutti i rispetti agli ufficiali, ai soldati e ai volontari di tante organizzazioni umaniatrie che fanno le vere missioni di pace.. vorrei sapere che ne sarà delle persone che già adesso (che dovrebbero essere protette) muoiono nelle enclavi quando i militari se ne andranno
io ricordo la faccia di 3 alpini che ho intervistato e che mi raccontavano di quando si sono calati in un pozzo per prelevare i corpi di 5 bambini
non l'ho mai potuta pubblicare quell'intervista perchè c'è ancora un indagine in corso
lina

Lina ha detto...

alcune foto di militari in kosovo

http://www.puntidivista.com/res/kfor06/editor.html

Anonimo ha detto...

siete ridicoli se pensate ke riducendo ulteriormente il numero dei militari italiani in kosovo l italia risparmiera' dei soldi ke mettera' a disposizione x altre esigenze...crisi c e e crisi ci sara'... tutto quello ke c e a villaggio italia è messo a disposizione x il benessere del personale ke costretto a stare kiuso x 6 mesi!! ricordo a tutti ke i militari come tutti hanno famiglia e starci lontano nn è facile ke si tratti di kosovo o afghanistan...

Raffaele Coniglio ha detto...

A gocce a gocce si riempie la botte. Anche se per quanto riguarda le spese militari non si tratta di gocce ma di getti d'acqua continua (costano tanto e, come nel caso del Kosovo, sono inutili). L'articolo in questione è stato scritto circa due anni fa quando i miilitari italiani in Kosovo erano quasi 2000 (un numero esagerato). Oggi finalmente sono scesi a 530 e qualcosa (ma restano ancora tanti per me). Hanno famiglia? E che dire dei cooperanti che, quanto va bene, prendono 5 o 6 volte in meno di loro? Ti assicuro che non è soltanto una questione di affetti o di salario. E' risaputo che i cooperanti sul campo lavorano appassionatamente e sono esposti a molti più rischi dei militari. Ad ognuno il proprio lavoro. I militari, che hanno scelto di servire la patria e fare un certo tipo di lavoro (che nessuno ha imposto loro), non possono continuare a bivaccare sulle spalle dei contribuenti italiani, in zone di villegiatura, con tutti i confort (potresti obiettare che non hanno sauna e idromassaggio!) e con salari inaccettabili.
Raffaele

Anonimo ha detto...

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