venerdì 8 aprile 2011

ATIFETE JAHJAGA: IL QUARTO PRESIDENTE DEL KOSOVO


Da oggi il Kosovo ha un nuovo Presidente della Repubblica, dopo che la scorsa settimana la Corte costituzionale ha invalidato l'elezione alla presidenza di Behgjet Pacolli. Atifete Jahjaga, eletta dal parlamento di Pristina con 80 voti favorevoli, 10 astenuti e 10 contrari, è il quarto presidente. Giovane, donna e con una significativa carriera. Sembrava essere una buona notizia, ma lo è solo in parte. Estranea al mondo della politica e con un anno in più dell'età minima richiesta per ricoprire l'incarico (36 anni), il nome dell'ex vicecapo della polizia kosovara ha messo d'accordo la coalizione di governo e parte dell'opposizione. L'accordo raggiunto tra i leaders del PDK, AKR e LDK -principale partito d'opposizione- prevede la riforma della costituzione con l'elezione diretta del presidente della Repubblica entro i prossimi sei mesi. L'eroina sarà solo di passaggio e la sua positiva immagine servirà  soltanto a dare vigore alle istituzioni del Kosovo ed ai suoi rappresentanti.

3 commenti:

K. ha detto...

Un "coup de theatre" dopo l' altro.
Ora cos'è quest' ennesima trovata? Vogliono riflettere con calma sull'assetto istituzionale e prendersi il loro tempo? forse Pacolli era troppo ingombrante, scomodo, il suo avvento prematuro?

Pacolli di certo voleva lavorare, e questo forse poteva scontentare qualcuno....

Sarebbe anche interessante conoscere le reali intenzioni degli americani, che in questo momento risultano piuttosto oscure.
Tu che pensi Raffaele, che certo sei "addentro" più di noi?

Raffaele Coniglio ha detto...

Non escludo quello che dici in merito alle buone intenzioni di Pacolli, ma alla base delle sue dimissioni ci sono violazioni delle leggi costituzionali. Nello specifico, non c'erano candidati alternativi e le modalità di elezione sono state assai controverse. Pacolli è stato eletto perché l'alternativa sarebbe stato il voto, con tutte le conseguenze che ciò avrebbe comportato. Il patto d'acciaio tra Thaci e Pacolli è venuto meno, anzi è leggermente cambiato. L'elezione di Atifete Jahjaga rientra in questa logica. Per evitare guai giudiziari a Thaci e per portare a termine il dialogo "imposto" con Belgrado si è individuato un nome "politicamente non rilevante" "elettoralmente insignificante", ma "esteticamente presentabile". Anche questa volta il copione è scritto dagli americani e da Bruxelles, e deve esser rispettato.
Detta in maniera brutale,la bilancia ha tre piatti: su uno ci sono le richieste di americani ed europei che, dopo un decennio e prossimi a ridurre la presenza militare, vorrebbero un Kosovo normalizzato (dialogo tra Belgrado-Pristina e questione del nord), sull'altro ci sono le richieste della Serbia che vuole entrare in Europa e ricevere sostegno economico, sul terzo piatto le mani legate del Kosovo che dopo l'indipendenza non può pretendere nient'altro. La bilancia questa volta pende da una parte e non può essere diversamente. Le accuse a Thaci e il rapporto Marti non dicono nulla di nuovo: a mio parere non sono altro che "intimidazioni" della comunità internazionale per costringere il Kosovo a sedersi al tavolo delle trattative ed accettare, come effetto collaterale dell'indipendenza, sia l'entrata della Serbia in Europa che una forte autonomia del nord del Kosovo. Gli attriti e gli sbandamenti della classe politica sono legati principalmente a questo. Sarebbe stato molto interessante vedere lavorare per cinque anni una tenace giovane donna come presidente della Repubblica, ma la sua mission durerà ben poco: le intenzioni sono quelle di superare questa fase delicata e poi eleggere entro sei mesi un nuovo presidente con l'elezione diretta. Per molti ciò è incostituzionale, ma con una donna che non è espressione di un forte partito si riuscirà anche in questa nuova impresa. Vedrai!

K. ha detto...

Raffaele, ho appreso che Pacolli, cacciato dalla porta, è "rientrato dalla finestra", come vice - premier. Mi sembrava assai stramba l' idea di accantonarlo, anche solo momentaneamente.
Anzi ho idea che che le non straordinariamente consistenti speranze del Kosovo di mantenere l' indipendenza siano legate al nome di quest'uomo.

Non penso sia facile prescindere dalle capacità, dall' esperienza, dalla dimensione internazionale e - sì - dall' attaccamento di Pacolli...("chi Je 'o fa fa'?...)

Non è passato un giorno e già lo riciclano.
Davvero dimostra pazienza tenacia e fede singolari.
Ora avrà un ruolo meno rappresentativo e più operativo, negozierà con i serbi, che conosce bene...come conosce i russi e l' Europa.
Soprattutto, conosce l'economia e ha voglia di far bene, e di questo mi pare abbiano un disperato bisogno.

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