mercoledì 18 giugno 2008

IL PIOMBO DI MITROVICA

Anche qui a Mitrovica il problema esiste e sebbene dalla fine della guerra in Kosovo del 1999 l'intera frattura tra Albanesi-Rom-Serbi non si sia ricucita, a farne principalmente le spese ancora oggi sono loro, i Rom. (Prima parte)

Tra i tanti primati che una volta caratterizzavano Mitrovica vanno annoverati il fiorente indotto minerario che faceva della città e dintorni una delle più importanti aree del Kosovo e dell’ex Jugoslavia (per estrazione di minerali, loro lavorazione-trasformazione e successiva produzione di batterie), e il più grande quartiere Rom del Kosovo, il Roma Mahala. Questi due aspetti sembrano non avere interconnessioni fra loro mentre invece hanno stretti legami e tragiche conseguenze.
Gli impianti di Trepca, il polo minerario nella ricca regione di Mitrovica, hanno contribuito notevolmente all
o sviluppo economico e sociale di questa zona per tutti gli anni '70 e '80. Erano più di 20.000 le persone impiegate, di cui la metà provenienti dalla sola area di Mitrovica, con salari indimenticabili e tanti benefits per le famiglie. Sebbene la città fosse prospera e occupata con il lavoro delle miniere, la gente rimaneva comunque insoddisfatta per via della mancanza di investimenti successivi agli introiti delle miniere. Un detto di quei tempi recitava "Trepca punon Beogradi ndėrrton" (a Trepca si lavora e a Belgrado si costruisce), sintetizzando questo aspetto.
8.000 o forse poco di più erano i membri della comunità Rom che vivevano
nel quartiere Roma Mahala di Mitrovica, una striscia di terra a sud del fiume Ibar che sembra interporsi tra i serbi e gli albanesi. I Rom anche allora come oggi non erano ben inseriti nelle strutture sociali della città, non godevano di una buona reputazione, e si sono trovati, durante gli anni dello scontro etnico in Kosovo, tra due fuochi, quello serbo e quello albanese.
Oggi la fotografia di Mitrovica è un’altra. L’intero indotto di Trepca è ridotto all’osso, nell'impianto lavorano meno di un migliaio di operai e, vi si estraggono soltanto i minerali. Gli impianti di lavorazione e trasformazione del piombo, rame, zinco sono dismessi e riversano in uno stato fatiscente. Insieme al polo turistico di Bresovica, gli impianti di Trepca sono stati un grande fallimento per la KTA , l’agenzia incaricata per le privatizzazioni in Kosovo. Quello che è rimasto dei fiorenti e produttivi impianti minerari, oltre alle obsolete strutture, è l’inquinamento del suolo. Mitrovica oggi ricopre il triste primato di città più inquinata del Kosovo e dell’ex Jugoslavia.
A farne le spese sono tutti i suoi cittadini, i Rom più degli altri. Ed oltre al problema dell’inquinamento, che li vede vittime di intrighi politici, i Rom sono anche cittadini privi delle loro case. Facilmente manipolati dai serbi e indiscriminatamente percepiti come traditori e nemici dagli albanesi, si sono visti annientare da questi ultimi tutto il loro quartiere storico. Inermi, dal lato nord del fiume che oggi divide etnicamente la città in due, hanno assistito alla distruzione delle loro case. Quelli che avevano deciso di affrontare di petto la situazione persero la vita. In tanti sono scappati in Europa, in Montenegro, in Serbia.
I pochi Rom rimasti a Mitrovica sono stati costretti a vivere, in mancanza di alternativ
e, in posti malsani e inquinati. I campi di Zitkovac, Cesmin Lug e Kablare, tutti nella parte nord di Mitrovica, furono costruiti nel novembre del 1999 per ospitare circa 500 persone di etnia Rom scappate dal loro grande quartiere. Da allora e per tutti questi anni il problema dei Rom è diventato sempre più grande.
Dovevano restare in questi posti per 45 giorni, solo Zitkovac è stato chiuso, ma soltanto nel 2006 ed i suoi abitanti sono stati dislocati negli altri campi. Nei tre campi di Zitkovac, Cesmin Lug e Kablare molti bambini mostravano infatti i classici sintomi da inquinamento da piombo: perdita di memoria, mancanza di coordinamento, vomito e convulsioni. Il Prof. Nait Vrenezi dell’Università di Pristina già in un suo studio del 1997, condotto congiuntamente con numerosi esperti internazionali, affermava che l’esposizione continua ad ambienti con alta concentrazione di piombo crea nei bambini danni motori e di percezione permanenti.
Dal 1999 al 2006, 27 persone sono morte a Zitkovac, molte delle quali con ogni probabilità a causa di avvelenamento da metallo pesante, anche se autopsie non sono mai state effettuate. Nel 2000 furono effettuati diversi test e analisi sugli abitanti dei campi dall’allora consulente russo dell’ONU, Dott
. Andrei Andreyev, che confermavano fuori da ogni dubbio l’alto livello di concentrazione di piombo nel loro sangue. Andreyev allora inoltrò un report dettagliato contenente dati e cifre all’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNMIK, chiedendo loro di provvedere ad una immediata evacuazione dei campi. Il suo report, però, che oggi non è disponibile al pubblico, non ha avuto nessun riscontro pratico, se non che molti funzionari internazionali della polizia di Unmik, che giornalmente facevano jogging accanto al campo di Cesmin Lug, dovettero fare immediati accertamenti medici, e si scoprì che il tasso di piombo nel sangue era così alto da richiedere il loro rimpatrio. Nel 2004 test capillari su 75 persone dei tre campi, principalmente bambini e donne incinte, mostravano che 44 di loro avevano livelli di piombo nel sangue più alti di quanto il macchinario potesse misurare (65 mg/dl), laddove 10 mg è considerato il punto in cui vi è un serio rischio di danni al cervello o al sistema nervoso.

di Federica Riccardi e Raffaele Coniglio

leggi la seconda parte

articolo pubblicato su peacereporter.net, carta.org e osservatoriobalcani.org

Per approfondimenti:
http://www.jstor.org/pss/3433876,
http://www.paulpolansky.nstemp.com/about.html


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