domenica 1 giugno 2008

UNA BOCCATA D'OSSIGENO PER TUTTI


Questa settimana mi è capitato di percorrere, per questioni squisitamente private, la tratta Pristina-Bar e ritorno in autobus. "Cosa vuoi che sia" si potrebbe obiettare, "oltretutto sono poche centinaia di chilometri", si potrebbe supporre. Eppure così non è! Sebbene le due città distino all'incirca 250 km l'una dall'altra, le ore da "sgranocchiare" in autobus sono ben dieci (10) a tratta. Non è la prima volta che affronto viaggi del genere, direzione Montenegro o altre mete ( ricordo le 10 ore per Tirana, le 12 per Sarajevo, le 18 per Istanbul, ahhh si!! le altrettante 18 per Pula per prendere poi la Ryanair in vista di Dublino). Non mi sono mai spiegato fino in fondo il perchè mi piacciono viaggi così stressanti, lunghi e scomodi, ma di sicuro l'ebbrezza che si prova nel viaggiare per così tante ore su un mezzo circoscritto e limitato come può essere l'autobus è tanta. Incontrare persone di ogni tipo e con diverse esigenze, sostare in posti che mai avresti pensato esistessero e avessero quei nomi, il vedere dal finestrino le luci fioche delle case sperdute, poi la strada e via su per le montagne. Trovo tutto questo affascinante. Personalmente intendo il viaggio (o vacanza) come nuova conoscenza, scoperta e avventura. Credo sia questa la vera essenza del perchè mi piace affrontare questo tipo di viaggi. Il viaggio in autobus mi da tutto questo e oltre. Chiusa parentesi! A capo.
Consumare le ultime energie sull'autobus per poi passare un'interessante fine settimana lontano dal polveroso Kosovo è stato un motivo in più per avventurarmi nuovamente alla volta della splendida Kotor e Budva. Per me è stata una boccata d'ossigeno, un viaggio rigenerante quasi. Ma non per tutti è sempre così. In quest'ultimo viaggio in terra montenegrina ho notato delle piccole stranezze. Innanzitutto i collegamenti sono più che raddoppiati, in secondo luogo il prezzo del biglietto è fortemente diminuito. Con soli 20 euro si paga l'andata e il ritorno.
Alle 18.30 una marea di gente aspettava, insieme al sottoscritto, di poter presto salire e prendere posto sui tre autobus della compagnia Barileva. Tutti rigorosamente kosovari e tutti orgogliosamente uomini i miei compagni di viaggio. La mia curiosità su tutto ciò era talmente tanta che alla prima occasione utile ho chiesto a Zoran, il signore seduto dietro di me, il perchè di tutta questa gente diretta ad Ulcinj, in un periodo di bassa stagione. Nemmeno in piena estate gli autobus partono da Pristina così numerosi per raggiungere quella che è la loro Rimini, pensavo tra me e me. "LAVORO" è stata la sua risposta.
Zoran fa il manovale da tre mesi a Ulcinj per una impresa locale, divide una casa con altri suoi compagni e approssimativamente una volta al mese fa ritorno dai suoi cari per ristorarsi e portare una piccola manciata di soldi. Come lui, da Ferizaj, Drenas e altri villaggi del Kosovo, sono in tanti e nelle stesse condizioni. Giovani e padri di famiglia leggermente ricurvi e cotti dal sole. Considerando la fisicità del duro lavoro che svolgono, è facilmente intuibile anche il loro basso livello di istruzione. E' difficile comunicare con tutti loro (per via del mio albanese e del loro inglese), ma con una gestualità che non mi manca ho fatto capire al simpatico Besim che il posto accanto al mio era libero.
Alle 19.10 si parte. Dopo un veloce check-in da parte del secondo autista la TV si accende e la musica tradizionale kosovara inizia a spaccare le casse. E' terribile questo suono, a tratti nauseante, ma c'è ben poco da lagnarsi, nessuno darebbe retta a eventuali lamentele visto che questo genere musicale attecchisce molto qui, anche tra i giovani. Non ci voglio pensare. Il viaggio è lungo ed è appena cominciato. Parto comunque con un sorriso che mi riempie gli occhi.
Questo viaggio alla fine è una boccata d'ossigeno anche per i miei compagni di viaggio.

Alcuni dei video musicali che trasmettono per intrattenere il passeggero







anche quest'ultimo è abbastanza rilassante! vero?

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