domenica 1 febbraio 2009

IL KOSOVO E LA SUA AGRICOLTURA (seconda parte)


IL SETTORE LATTIERO-CASEARIO

Di seguito viene riportato una parte dello studio che ho realizzato per conto della Provincia di Gorizia in Kosovo nel mese di marzo-luglio 2008.

Si ritiene che la sempre più stretta connessione tra sviluppo (umano, sociale, politico e non solo numerico o economico) e i destini di un paese, passa, per quello che riguarda il Kosovo, inevitabilmente dal suo sviluppo agricolo. In questo studio, oltre ad una panoramica generale del settore vengono messi in risalto una serie di contrasti e assurdità - la politica agricola comune, PAC, i fondi della Comunità Internazionale, le priorità del governo - che attanagliano lo sviluppo del paese.

Il consumo di latte in Kosovo è stimato a 170 litri a persona per anno. Sul totale del latte prodotto localmente (257.500 tonnellate) si stima che 117.383 tonnellate siano consumate nella fattoria stessa. Ulteriori 114.000 tonnellate sono vendute nei mercati locali come latte grezzo o formaggio bianco (fresco). Solo approssimativamente 34.000 tonnellate (ossia il 10% della domanda del mercato) del latte prodotto localmente viene trasformato industrialmente dai 19 caseifici presenti. I principali prodotti lattiero-caseari sono il latte, lo yogurt, il kos, il formaggio fresco e il kashkaval. Gli allevatori fanno fronte approssimantivamente al 76% della domanda totale interna di latte, e le importazioni riguardano il 24% del consumo totale dei prodotti lattiero-caseari.

Consumo di latte

170 litri/persona/anno

Domanda del mercato

339. 500 tonnellate

Totale della produzione locale

257.500 ton/anno che corrispondono al 76% del totale della domanda interna di latte

Totale della trasformazione di latte locale

34.000 tonnellate, ovvero il 10% della domanda del mercato

Importazione

24% del consumo totale (formaggi e latte UHT dall’Ungheria, Bulgaria, Slovenia e Turchia)

Numero di Caseifici

19 unità

Principali prodotti

Latte, yogurt, Kos, formaggio fresco e Kashkaval


Per tale motivo il mercato lattiero-caseario in Kosovo può essere diviso, in linea generale, in tre segmenti. Due terzi della produzione lattiero-casearia è prodotta nel territorio e consumata o direttamente nella fattoria o commercializzata nei mercati “verdi” (non regolamentati). L’altro terzo del mercato è fornito sotto forma di prodotti trasformati. Questa porzione è dominata dalle importazioni, specialmente per formaggi e latte UHT. Le principali fonti di importazioni sono l’Ungheria e la Germania per il formaggio (70% di tutte le importazioni) e la Slovenia e l’Ungheria per il latte UHT (83%). Altri importanti paesi esportatori sono poi Bulgaria e Turchia. Il Kosovo importa prodotti lattiero-caseari per un totale di 21 milioni di euro ( il 24% della richiesta del Kosovo in volume). Il latte e i formaggi importati dominano così il mercato, la qualità è generalmente considerata migliore e il prezzo è molto competitivo: del totale dei prodotti lattiero-caseari importati circa il 70% arriva a prezzi inferiori rispetto al costo di produzione che si raggiunge in Kosovo. Il costo della produzione di latte in Kosovo è relativamente alto principalmente per via degli alti costi dei mangimi che incidono per circa il 70-80% sul costo totale della produzione di latte. Il bestiame è prevalentemente stazionario e difficilmente pascola. La media del prezzo al dettaglio è di 0,64 €/litro e, considerati i costi del mantenimento della struttura e di produzione, i margini lordi per i produttori sono bassi. Gli allevatori più grandi hanno costi medi più bassi rispetto ai piccoli allevatori e vendono il loro latte alle aziende di trasformazione a un prezzo di circa 0.24 €/litro. Queste ultime dichiarano che avrebbero bisogno che il prezzo d’acquisto fosse ridotto ad almeno 0.20 €/litro per poter competere con i prodotti lattiero-caseari importati. KAMP (Associazione Kosovara Produttori di Latte), da parte sua, stima che i costi diretti per i produttori sono 0.21 €/litro, che danno un margine lordo di appena 0.3 €/litro se il prezzo per le aziende in questione rimane di 0.24 €/litro. Al mercato verde si vende latte per una quantità tre volte superiore a quella destinata alle locali industrie di trasformazione lattiero-casearie. Tale mercato viene rifornito principalmente da medi allevatori e il latte viene venduto in bottiglie di plastica riutilizzate, mentre il formaggio lo si vende in ceste di plastica, ad un prezzo oscillante tra 1,50 €/kg e 2,50 €/kg. Le importazioni di formaggio sono considerate particolarmente dannose per l’industria di trasformazione del Kosovo in quanto i prezzi dei formaggi sono più competitivi che qui. Il consumo del latte è lievemente superiore nei mesi invernali, tuttavia la sua produzione è maggiore nei mesi estivi. Nella maggior parte dei paesi avanzati le aziende di trasformazione utilizzano il surplus di latte dei mesi estivi per produrre latte in polvere che poi riaggiungono nei mesi invernali, quando la produzione di latte è minore. I caseifici del Kosovo non hanno tuttavia i macchinari adatti per seccare il latte (e trasformarlo in polvere) e per questo producono tanto formaggio nei mesi estivi. La KDPA (Associazione dei Caseifici del Kosovo) stima che c’è un eccesso di produzione in quei mesi di circa 10.000 tonnellate di latte. Tali perdite di latte rappresentano un grande problema per i contadini kosovari. Per cercare di far fronte al problema, alcuni donatori hanno provveduto a supportare l’istallazione di cisterne-frigo in aree selezionate e compagnie lattiero-casearie di trasformazione (per esempio Vita) stanno incoraggiando l’uso di servizi e equipaggiamento adeguato nelle diverse fattorie. Il largo numero di piccoli produttori di latte rende tuttavia la raccolta del latte costosa per le compagnie di lavorazione e le perdite del latte nei mesi estivi rimangono relativamente alte a causa della sovrapproduzione stagionale e la mancanza dei servizi refrigeranti di breve tempo necessari. Mentre il collegamento tra i produttori e i mercati verdi funziona molto bene, lo stesso non può dirsi tra produttori e caseifici. Questo collegamento necessita di maggiore sviluppo e di una migliore qualità di latte di base per utilizzarlo pienamente nell’ambito della trasformazione. Di questo i caseifici sono consapevoli e fanno pressioni affinchè la qualità così come la quantità del latte aumenti. Il maggiore ostacolo sembra essere la piccola dimensione delle imprese di produzione e la mancanza di collaborazione tra gli agricoltori.
La qualità del latte allo stato grezzo differisce notevolmente a causa di:
- mancanza di contenitori refrigeranti
- distanza tra gli allevatori (la raccolta è difficile da organizzare)
- poca trasparenza degli allevatori (allungano il latte con l’acqua).
Tuttavia, considerato che tutte le industrie del settore dipendono da materiale allo stato grezzo, queste sono costrette a comprare qualunque latte sia disponibile sul mercato. In Kosovo il prezzo del latte all’origine per i caseifici è effettivamente più basso rispetto ai principali paesi esportatori di latte –Ungheria e Slovenia. Ma, una volta che i costi di raccolta sono aggiunti, l’Ungheria ha già un piccolo margine di vantaggio competitivo. Ed inoltre, eccetto per il latte UHT, i costi di trasformazione sono per il 30% più bassi nei paesi concorrenti rispetto al Kosovo. Un altro argomento problematico è la difficoltà di esportare prodotti lattiero caseari locali a causa della competizione con gli stessi prodotti regionali o EU e considerata l’attuale politica fiscale governativa non favorevole.
La popolazione del Kosovo attualmente consuma 280.000 tonnellate di latte/prodotti lattieri. La domanda del mercato è coperta per il 33% delle importazioni. Le industrie di trasformazione coprono circa il 7% della domanda del mercato. Questa percentuale è aumentata negli ultimi 2 anni come risultato della migliorata qualità dei prodotti lattiero-caseari locali e di una migliore produzione. Le vendite dirette stanno diminuendo se comparate agli anni precedenti e coprono oggi approssimativamente il 20% del consumo totale. L’urbanizzazione e il cambiamento delle generazioni hanno causato una diminuzione dell’autoconsumo. Da questi dati si può concludere che l’industria di trasformazione lattiero-casearia in crescita stia assorbendo porzioni dal mercato di vendita diretta piuttosto che dalle importazioni. Sebbene le naturali condizioni del Kosovo siano favorevoli alla zootecnia e alla produzione di latte e negli ultimi anni ci siano stati significativi miglioramenti nella capacità di trasformazione del latte da parte dei caseifici locali, questi ultimi necessitano di diversi elementi tuttora mancanti, tra cui latte di migliore qualità, per poter competere con le importazioni. Al momento in Kosovo ci sono 26 caseifici di cui 15 con licenza dal KVFA e 11 in procinto di ottenere la dovuta autorizzazione. Accanto a 2 grandi caseifici (con più di 20.000 litri al giorno), ce ne sono 5 medi (10.000 – 19.000 litri al giorno) e 19 di piccole dimensioni (con meno di 10.000 litri) [fonte KDPA].
Attualmente in Kosovo ci sono più di 500 fattorie con più di tre mucche che producono tra i 110.000 e i 120.000 litri al giorno [fonte KAMP].
La raccolta del latte è un fattore importante per la qualità e la sicurezza alimentare nel settore lattiero-caseario in generale. Attualmente in Kosovo ci sono dai 25 ai 30 centri di raccolta latte attivi (dotati di sistemi refrigeranti), alcuni dei quali all’interno dei caseifici, che raccolgono latte dagli allevatori piccoli e medi. Presso questi centri vengono effettuati test di acidità (per la freschezza) e contenuti di grassi (paramento fondamentale per determinare il prezzo del latte). Va notato che la qualità e la quantità delle analisi effettuate sono molto approssimative.
L’infrastruttura esistente nella filiera necessita di notevoli interventi per poter migliorare la qualità media del latte allo stato grezzo che è ancora molto bassa. I problemi principali sono:
- cattiva gestione a livello aziendale
- carenza di personale qualificato a tutti i livelli del settore
- scarsa qualità del bestiame e delle loro condizioni nelle aziende
- macchinari e attrezzature datati e scarsamente e/o mal funzionanti
- scarsa igiene generale della fattoria e non stabile, povera e inappropriata pulizia dell’equipaggiamento e dei contenitori per l’immagazzinaggio del latte
- frequenti black-outs elettrici
- insufficiente refrigerazione e trasporto.

leggi la prima parte


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