sabato 24 luglio 2010

KOSOVO: MOSAICO DI COLORI E VOLTI

Il 22 luglio la Corte Internazionale di Giustizia ha espresso il parere sulla spinosa questione della legalità dell'indipendenza del Kosovo. I giudici  hanno deciso che la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo non è illegale e, schierandosi a larga a maggioranza (10 a 4), hanno preferito attenersi ad una valutazione strettamente tecnica, lasciando che fosse l'Assemblea generale delle Nazioni Unite a dare risposte politiche. Come era prevedibile, il parere ha creato malessere da una parte e nuove aspettative dall'altra. L'intenso lavoro diplomatico della Serbia (che per l'accettazione del parere è riuscita a superare la soglia minima di 96 voti più uno dei 192 stati membri che compongono l'Assemblea delle Nazioni Unite) ha spinto molti paesi a non riconoscere il Kosovo, almeno fino a quando la CIG non si fosse espressa. Oggi, si parla di circa 35 paesi pronti a riconoscere l'indipendenza. Il parere aprirà inevitabilmente un nuovo capitolo nelle relazioni tra Belgrado e Pristina, ma soprattutto in Europa tra chi ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo e quanti (5 stati UE) non l'hanno fatto, nonostante le  pressioni della Comunità Europea. Un altro capitolo è stato chiuso. Un altro è pronto ad essere aperto. In mezzo, come sempre, c'è la gente comune, senza distinzione etnica alcuna, che da decenni non riesce a trovare pace.

(A tutti loro va questo mio contributo perchè i loro gesti, la loro tenacia e i loro sguardi, mi hanno reso ancora più irrequieto)

 

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