domenica 4 luglio 2010

RETROSCENA DIETRO LA BOMBA ESPLOSA A MITROVICA


L'ennesima protesta nel nord di Mitrovica ha lasciato a terra il morto. Non sono ancora chiare le dinamiche di quella che oggi viene definita " una misteriosa bomba" nè chi sia l'artefice, ma un dato certo e che una persona è  stata uccisa e altre undici sono rimaste ferite. Lo scopo della protesta, questa volta, era quello di esprimere tutta la contrarietà dei serbi alle decisioni del governo kosovaro, colpevole agli occhi dei manifestanti di voler aprire nel quartiere "cuscinetto" del Bosnian Mahalla un ufficio per i servizi sociali del governo centrale.  Non ci sono altri dettagli al riguardo, ma, a caldo, vorrei provare a ragionare su quei pochi elementi disponibili. Il Bosnian Mahalla è un quartiere multietnico di Mitrovica, una striscia di terra "grigia" contesa  tra serbi e albanesi. In questo limbo di terra le due principali etnie entrano in contatto, spesso fanno affari, alcune volte meno. Se si vuole misurare la tensione e gli stati febbrili delle loro relazioni nel paese, bisogna  misurare il livello di mercurio registrato nel Bosnian Mahalla. Accanto a serbi e albanesi, nel quartiere vivono montenegrini, rom, croati e bosniaci. Anche qualche gorano. Il Bosnian Mahalla è il quartiere simbolo della demarcazione territoriale. Quella serba è ben visibile. Qui, da diversi anni è stato istituito il quartiere generale del Ministero per il Kosovo e Methojia. Delle poche attività commerciali presenti una buona maggioranza sono albanesi. Non c'è traccia, invece, delle istituzioni del Kosovo. In questo quartiere di Mitrovica il governo di Pristina aveva pensato di istituire il primo ufficio del governo. Una scelta legittima e strategica del governo kosovaro che non ha tenuto in debita considerazione gli effetti che si sarebbero potuti verificare, consideratane la vischiosità del posto e la sua potenziale pericolosità. Mettere radici politico-istituzionali qui, al nord dell'Ibar, significa essere legittimati a governare anche in quella parte di Kosovo da sempre fuori il controllo albanese. Si può facilmente intuire che una proposta del genere, se attuata, farebbe crollare in un baleno i dieci anni di ferrea resistenza serba. Alla luce dei pochi elementi che ci sono, pare assurdo e illogico affermare che la mano albanese e filogovernativa abbia confezionato questa bomba. Quale beneficio ne avrebbero tratto gli albanesi? Nessuno. Alcuni distinguo bisogna farli con l'opposizione dell'enigmatico Haradinaj che sta tentando tutte le strade pur di indebolire l'acerrimo nemico, nonchè Presidente del Consiglio, Thaci. Quest'ultimo viene ripetutamente accusato dall'opposizione di aver lasciato il nord del Kosovo nelle mani dei serbi e le sue frontiere alla mercè dei trafficanti. L'istituzione di un ufficio  del governo nel nord del Kosovo sarebbe stato interpretato come un indiscusso successo di Thaci, rendendo, altresì, vane le aspettative del maggiore leader dell'opposizione. Tuttavia, una regia di Haradinaj e dei suoi uomini dientro questa bomba mi pare improbabile se si tiene conto sia delle dinamiche dell'accaduto che di un altro evento che in questi giorni sta interessando le diplomazie occidentali: l'idea di uno scambio di territori tra il Kosovo e la Serbia. Mentre le indagini stanno procedendo appare sempre più evidente che la bomba a mano sia esplosa nel mezzo dei circa mille manifestanti. Per questi motivi credo che i responsabili debbano essere ricercati da tutt'altra parte, tra quanti non sono disposti a cedere politicamente quest'ultimo baluardo serbo nel Kosovo e ne alimentano l'instabilità del paese.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Come sempre le bombe si possono mettere per fermare le trattative , per dare le colpe alla controparte , per mandare messaggi a terzi .
Non mi pare che stia in piedi la sua tesi sul movente serbo a meno che non vengano portati elementi piu probanti

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