giovedì 5 marzo 2009

L'UNIONE EUROPEA NEL CUORE DEI BALCANI


Ieri, 4 marzo, si è tenuto presso la Sala lauree della Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza di Roma un convegno sui Balcani e l'allargamento dell'Europa verso est. Tra i relatori presenti c'erano gli ambasciatori di Albania, Croazia, Serbia, Montenegro. Assente quello di Macedonia. I Balcani sono un valore aggiunto per l'Unione europea: senza il loro ingresso nella Ue non potrà esserci stabilità politica e prosperità economica nell'intera regione. E' unanime il parere dei diplomatici e accademici intervenuti all'incontro dal titolo "l'Unione europea nel cuore dei Balcani: il completamento dell'espansione a est". Il Consigliere d'Ambasciata Raimondo De Cadorna, Capo della Direzione Generale EU della Farnesina, prende atto della crisi economica che sta investendo l'Europa e il mondo intero, percepita dagli ambasciatori presenti come un freno per l'allargamento, e afferma che il 2009 è "sicuramente l'anno dei Balcani". Durante le 3 ore di dibattito non sono mai mancati i momenti per sottolineare il forte spirito europeo di tutti questi paesi. L'ambasciatrice di Serbia, Sanda Raskovic-Ivic, nel suo intervento è partita proprio da questo punto affermando che "l'UE è un valore condiviso in Serbia, uno dei pilastri della sua politica estera". Secondo i dati dell'ambasciatrice l'euroentusiasmo in Serbia è passato dal 78 al 71%. "C'è bisogno di segni tangibili per la nostra opinione pubblica, che ha perso negli ultimi tempi il suo euro-entusiasmo" ha proseguito. Un altro passaggio di Sanda Raskovic-Ivic ha riguardato la collaborazione della Serbia con il Tribunale Penale Internazionale dell'Aia. Il veto imposto da un solo paese europeo (Olanda) all'entrata in Europa della Serbia ne blocca sul nascere ogni possibilità per Belgrado, che è ritenuta dagli Olandesi poco propensa a collaborare con il Tribunale. In ballo c'è ancora la cattura del generale Ratko Mladic. "La Serbia sta mostrando piena collaborazione con il Tpi" afferma l'ambasciatrice. "Riteniamo le aspettative europee eccessive e siamo stanchi di non ricevere segnali positivi per gli sforzi compiuti, in particolare su questo tema della collaborazione con l'Aia" prosegue Sanda Raskovic-Ivic che ha sottolineato come durante l'ultimo incontro di febbraio tra il Ministro degli Esteri Frattini e il suo omologo serbo, Vuk Jeremic, si sia discusso proprio di questo. Con il grande amico di sempre, l'Italia, primo partner commerciale della Serbia, nell'incontro di Roma è stato firmato un protocollo per avviare un lavoro congiunto tra i due governi per la cattura del super ricercato Mladic.
E' stata sicuramente una giornata interessante, ma anche in questa occasione ho dovuto ricoprire la parte dell'avvocato difensore. Prendo la parola. Nel mio intervento ho fatto presente che sebbene si parlasse di allargamento si era verificata per l'occasione una esclusione e che trovandoci in una facoltà di Scienze Politiche e non di Biologia ciò rappresentasse una dimenticanza di non poco conto. Ho rilevato come tra i relatori non fosse presente, perchè non invitato, l'incaricato d'affari di quel nuovo paese che è il Kosovo, che anche l'Italia ne ha riconosciuto la sua indipendenza. Al forte imbarazzo dell'organizzatore (che ha pensato di invitare, dice lui, solo i paesi prossimi alla candidatura EU) è seguita la promessa di un prossimo incontro pubblico con il dottor Albert Prenkaj.

Per approfondimenti sul rapporto tra Ue e Serbia consiglio la lettura dell'articolo a firma di Miodrag Lekic, ex ambasciatore di Jugoslavia a Roma, sul sito di Affari Internazionali


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