venerdì 27 marzo 2009

IL KOSOVO IN FUMO


Il Kosovo, maggiormente conosciuto nell'ultimo decennio per problemi connessi al conflitto, all'alto tasso di disoccupazione, alla criminalità diffusa, al traffico di nonsisabenecosa, andrebbe ricordato come la patria del massiccio consumo di sigarette. Non esistono dati ufficiali (d'altra parte non si conosce ancora il numero preciso dei suoi abitanti), ma credo che il Kosovo possa benissimo primeggiare per contendersi il primato di consumo giornaliero di sigarette per abitante. Basta passeggiare per Pristina o Peja, nel più piccolo villaggio isolato o entrare nelle caffetterie a sud e nord di Mitrovica per accorgersi dell'impressionante numero di fumatori. Il popolare detto "fumi come un turco" andrebbe cambiato. I turchi sono stati superati. Un viaggio in Kosovo è sufficiente per rendersi conto di quanto fumano i kosovari. Caffetterie, ristoranti, uffici pubblici, corsie di ospedali, ufficio del sindaco e del vice ministro, locali notturni. In Kosovo si fuma dappertutto. Non ci sono distributori automatici né i nostri "sali e tabacchi", ma le sigarette le trovi ovunque, anzi gli infiniti ambulanti (spesso ragazzi) tra un giro e l'altro te le servono al tavolino. E' difficile aprire la porta di una caffetteria senza essere letteralmente colpiti da un pugno denso di fumo in piena faccia e quindi nei polmoni. La prima cosa che succede dopo aver preso posto in un ristorante è l'arrivo del cameriere con il posacenere in mano. Bisogna come minimo succhiarsi due o tre sigarette prima di ordinare. I danni provocati dal fumo, tra giovani ragazze e fanciulli, uomini e donne, trovano riscontro nelle cifre del Ministero della Salute che mettono bene in chiaro come in questi soggetti siano in aumento tumori polmonari, infarti, problemi cardiocircolatori e problemi di fertilità tra le donne. Davanti ad un interminabile makiato o al semplice espresso shkurt, non si possono non fumare pacchetti interi di sigarette. L'estate scorsa, per faccende legate al mio lavoro, mi sono incontrato più volte con Bajram Rexhepi, sindaco di Mitrovica, che durante i nostri brevi meetings non smetteva mai di fumare le sue belle marlboro rosse taroccate. "Mi tolga la curiosità, signor sindaco, ma quante sigarette fuma in un giorno?" gli chiedo simpaticamente. Ricordo perfettamente quel preciso istante quando con voce roca e con un sorriso coscenzioso mi disse "Nel tardo pomeriggio apro il quarto pacchetto di sigarette". ..70- 75 Marlboro al giorno per non so quanti anni...! Forse anche lui potrebbe gareggiare per un bel guinnes dei primati! Ci sono comunque altre giovani persone che non hanno la fortuna di avere soldi a sufficienza per comprarsi le Marlboro rosse con monopolio Unmik o di contrabbando e per spezzare le lunghe pause di monotonia fumano rabbiosamente altre marche di sigarette più economiche. La lista per gli appassionati è lunga e variegata. Si può stare senza lavoro ma non senza le New York (lancio promozionale a 50 centesimi), le Menphis, le Ronhill, le Ronson o le Pall Mall. L'indotto che gira dietro al consumo di sigarette è altissimo e anche di questo il signor Ramush Haradinaj ne sa qualcosa. Infiniti sono i manifesti che promuovono nuove marche di sigarette. Comunque, l'invito a "fumare per essere cool" è da vari mesi nel mirino delle iniziative del Governo che ha convertito un vecchio provvedimento Unmik [Unmik/Reg/2007/1] in legge [n. 02/L-36] per regolamentare il settore del tabacco. La legge che vieta il consumo di sigarette nei luoghi pubblici e privati (articolo 10) sarebbe già dovuta essere operativa, ma a quanto pare le rigide norme in essa contenute non sono ancora state applicate. Si è trattato, pertanto, di un semplice segnale di fumo, che non ha ancora bloccato questa malsana pratica che nuoce alla salute delle persone e arricchisce gli uomini del contrabbando, ma ha, sicuramente, evitato una sommossa popolare capeggiata dall'energico sindaco di Mitrovica. Questo si!

L'intera legge è consultabile in lingua inglese sulla gazzetta ufficiale del Kosovo

articolo pubblicato sul sito ilreporter.com

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