lunedì 13 dicembre 2010

ELEZIONI IN KOSOVO: IL GIORNO DOPO


Le prime elezioni politiche post indipendenza si sono svolte  in un clima di tranquillità. Isolate e prevedibili schermaglie si sono registrate nei seggi elettorali di alcuni villaggi intorno a Zubin Potok, nel nord del Kosovo. 

Sotto il profilo strettamente politico le elezioni del 12 dicembre hanno mostrato, ancora una volta,  un segno di maturità del Kosovo. Oltre 1,7 milioni di cittadini sono stati chiamati a rinnovare il parlamento del Kosovo e i suoi 120 parlamentari, 20 dei quali spettano per legge alla rappresentanza delle minoranze, e precisamente: 10 ai candidati della comunità serba, 4 per quella R.A.E. ( Rom, Ashkali ed Egiziani) 3 per i Bosniaci, 2 per la comunità turca e 1 per i Gorani. Per adesso l'unico dato certo è  l'affluenza alle urne. Secondo il CEC (Commissione Centrale per le elezioni) gli elettori sono stati il 47,8% degli aventi diritto, una cifra  leggermente più alta rispetto alle elezioni del 2007. Il risultato uscito dalle urne, oltre a confermare quanto i sondaggi andavano ripetendo, la vittoria dell'uscente Primo Ministro Hashim Thaci, ci mostra almeno due elementi di novità: uno sul fronte degli albanesi, l'altro sul versante serbo.  Veniamo al primo. La scarsa efficacia di norme che disciplinano il finanziamento della politica e delle elezioni, la "certificazione" di un voto clientelare che premia quasi sempre chi detiene il potere e le chiavi della cassaforte, non hanno fermato l'armata Vetevendosje che si è presentata per la prima volta alle elezioni del Kosovo. Il voto ha premiato il decennale radicamento sul territorio di Vetevendosje. Con un programma farcito di colorate proposte nazionalistiche, ma anche di coraggiose iniziative  anti-politiche, il movimento guidato da Albin Kurti si è attestato il terzo partito del Kosovo con il 16% dei consensi.  I principali think tank di Pristina indicano oltre il 40% la partecipazione al voto dei cittadini serbi. E questo è il secondo elemento di novità. Il dato è molto importante e significativo, soprattutto se si pensa che tale risultato è la media dei voti tra  i serbi che vivono nel nord del Kosovo, che hanno nuovamente boicottato le elezioni, e gli altri serbi che vivono nel resto del Kosovo. I serbi delle municipalità di nuova costituzione, sulla base del piano Ahtisaari, hanno risposto positivamente al voto di ieri, con un tasso di partecipazione che in alcune aree ha superato il 50%. Questo, dispiace constatarlo, certifica la totale contrapposizione di vedute della comunità serba che vive nel Kosovo, a nord e al sud dell'Ibar. Stando ai primi risultati elaborati da Gani Bobi, il Partito democratico del Kosovo (Pdk) del premier Thaci avrebbe ottenuto il 31% dei voti, rispetto al 25% che sarebbe andato al secondo maggiore partito del paese, la Lega democratica del Kosovo (Ldk) guidata dal sindaco di Pristina Isa Mustafa. Terzo, sempre secondo questo exit poll sarebbe a sorpresa il movimento Vetevendosje  di un autentico exploi con il 16%. A superare lo sbarramento del 5% necessario per entrare in parlamento sarebbero stati inoltre l'Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) dell'ex premier Ramush Haradinaj con il 14,5%, e l'Alleanza per il nuovo Kosovo (Akr) del miliardario Behgjet Pacolli con il 6,5% dei consensi. Sotto il 5% invece sarebbero il nuovo partito Fer (Spirito nuovo), una formazione di intellettuali e accademici, al quale sarebbe andato il 4,5%, e la Lega democratica di Dardania (scissionisti dell'Ldk) con il 2,2%. Con un esito del genere risulta veramente difficile capire come si possa formare un governo efficiente ed autorevole. Probabilmente l'abilità di Thaci di tessere trame ed alleanze potrà stupirci anche questa volta.

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