martedì 29 giugno 2010

LA SCIOCCA IDEA DELLA DIVISIONE TERRITORIALE DEL KOSOVO

Sembrava essere soltanto una provocazione, invece, pare stia prendendo sempre più corpo l'idea di uno scambio di territori tra il Kosovo e la Serbia per risolvere l'affannosa questione venutasi a creare dopo la guerra tra i due paesi. L'idea, forse nata proprio a Belgrado, è iniziata a circolare all'interno di ambienti politici serbi ed ha trovato il sostegno di qualche autorevole istituzione internazionale. Lo scambio dei territori, quasi si trattasse dell'equa ripartizione di un numero pari di cioccolatini, riguarda la divisione del nord del Kosovo, zona a maggioranza serba, che dovrebbe passare alla Serbia, in cambio dei territori serbi di Presevo, abitati prevalentemente da albanesi, che dovrebbero essere ceduti al Kosovo. Di tutte le idee pensate  e/o attuate dal 1999 in poi (inclusa la netta divisione in due della città di Mitrovica per evitare problemi di ordine pubblico ed assicurare, così, tranquillità alle forze militari internazionali) questa mi pare la più sciocca che potesse essere partorita. Se pensare simili cose è lecito, lavorare per attuare quello che sembra essere uno stolto disegno è a dir poco diabolico. Come se la storia del post-colonialismo e dei rettangoli etnici di matrice occidentale non ci avessero insegnato nulla, oggi, dopo le guerre di odio etnico scoppiate nei Balcani e le successive divisioni, si vuole proporre una ripartizione territoriale per superare lo scoglio che attanaglia il Kosovo e la sua ex madrepatria. Certi di non poter rivedere indietro la ex provincia serba, consapevoli dell'indipendenza del Kosovo (17 febbraio 2008), Belgrado sta facendo di tutto, con l'orgoglio che sempre lo contraddistingue, pur di salvarsi la faccia e poter dire ai suoi cittadini che la partita con il Kosovo non è ancora persa. Ma questa può essere definita una mossa -non dico giusta o corretta per Belgado-  vincente? Temo che quest'ennesimo abbaglio tattico-diplomatico della Serbia possa essere controproducente per se stessa e per le istituzioni internazionali che lavorano lì, convinto, inoltre, che una "baggianata" del genere potrebbe avere immediate ripercussioni nei Balcani qualora venisse messa in atto. Cosa succederà se la ripartizione dei territori tra Serbia e Kosovo sarà presto attuata? Ci si è chiesto cosa potrebbe succedere in Bosnia, Albania, Macedonia o la stessa Serbia del nord con la Vojvodina? Se l'intento è quello di destabilizzare i Balcani, indebolendo irrimediabilmente l'Europa, non esiste migliore autostrada della divisione del Kosovo. Ricordiamoci però che è da lì che sono iniziate le prime scintille di odio. E' da lì che si sono concluse le atroci guerre nei Balcani. E' sempre dal Kosovo che  tutto potrebbe nuovamente ripartire.

mercoledì 16 giugno 2010

LA RINUNCIA DELL'ITALIA AD ASSUMERE IL COMANDO DELLA MISSIONE KFOR


Alle "incerte" notizie apparse sulla stampa, in merito alla rinuncia da parte del Governo italiano ad assumere il Comando della missione Kfor in Kosovo, una recente interrogazione alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati ne ha chiarito ogni dubbio. La rinuncia dell'Italia al Comando della Kfor rappresenta una grande occasione mancata che non può essere imputata all'impossibilità di aumentare, per problemi di bilancio, gli uomini e i mezzi impiegati - come si vorrebbe far credere - quanto alla mancanza di determinazione a far valere le sue idee in campo internazionale. Va tenuto presente che, pur con la sensibile riduzione del contingente militare Kfor, l'Italia conta ancora 1.404 soldati, un pò meno di cento rispetto alla Germania che ne detiene il comando [Attualmente sono 9.923 i soldati della Nato: fonte Nato-Kfor aggiornata alla data del 26 febbraio 2010] e fino a circa un anno fa l'Italia era il contingente internazionale più numeroso in Kosovo, senza ricordare il ruolo determinante svolto nei Balcani, in Libano, in Iraq e in Afghanistan.

All'interrogazione dell'On. Federica MOGHERINI REBESANI, il sottosegretario Giuseppe COSSIGA fornisce la seguente risposta:


L'Alleanza Atlantica, ha approvato alcuni mesi fa il piano «Deterrent Presence», che prevede una riduzione in tre fasi (gates) della forza multinazionale KFOR da 14.000 a circa 2.250 unità. La prima fase ha comportato una riduzione della forza a gennaio, mentre la seconda fase sarà attuata prevedibilmente per settembre, previa valutazione della situazione, e la terza è stimata dopo ulteriori 4/8 mesi. Questo piano è stato deciso e viene perseguito con il pieno sostegno dell'Italia che considera fondamentale il principio «all together in, all together out».La riconfigurazione del nostro Contingente in Kosovo, che attualmente consta di 1300 unità e subirà un graduale ridimensionamento, non costituisce, dunque, una scelta unilaterale del nostro Paese, ma si sta realizzando sulla base di una scelta condivisa con gli alleati, secondo modalità e tempistiche concordate in seno al Consiglio Atlantico. In particolare è previsto che gli attuali 5 dispositivi militari siano riconfigurati in due Battie Group, uno dei quali, quello Nord destinato ad inglobare gli attuali settori a guida italiana e francese. Nella recente Conferenza di Generazione delle Forze l'Italia ha offerto la propria candidatura per ricoprire questa posizione di Comando, dimostrando la disponibilità per uno sforzo aggiuntivo, stante le difficoltà emerse in sede di riunione. Per quanto riguarda il comando dell'intero dispositivo riconfigurato di KFOR, le indicazioni fanno prevedere una conferma della attuale disponibilità della Germania. Conseguentemente l'assunzione di COMKFOR da parte dell'Italia, che era stata presa in considerazione compatibilmente con il piano generale di ridimensionamento del nostro dispositivo e qualora fattibile senza un incremento degli oneri finanziari, non è stata attuata a favore della scelta dell'assunzione di comando del Battie Group Nord. Ad ulteriore conferma della continuità del nostro impegno evidenzio che l'Italia:
mantiene la guida del settore Kosovo Security Sector Reform, fattore chiave per lo sviluppo democratico del Kosovo, con particolare riferimento alla creazione e all'addestramento delle sue future forze di sicurezza e quindi alla loro affidabilità;
assicura un significativo contributo alla missione EULEX per la cui guida ha offerto la propria candidatura al termine del mandato dell'attuale comandante francese. In sintesi il ruolo e l'impegno dell'Italia nei Balcani non può essere messo in discussione in piena coerenza con la ferma convinzione che la stabilizzazione della regione costituisce per il nostro Paese un interesse strategico prioritario.

sabato 15 maggio 2010

IL CASO "LLAPI GROUP" E LA NUOVA STAGIONE EULEX


Nell'ottobre del 2009 la Corte distrettuale di Pristina, composta da un giudice del Kosovo e due di EULEX, ha emesso un verdetto relativo al caso "LLAPI GROUP". Tale gruppo, costituito da uomini appartenenti all'UCK (esercito di liberazione del Kosovo), durante la fase più acuta del conflitto 1998-1999 ha compiuto violenze e uccisioni nei confronti di tutti coloro che riteneva "traditori", "collaborazionisti dei serbi" o potenziali nemici per il controllo futuro dell'ex provincia serba. Latif Gashi, Nazif Mehmeti e Rrustem Mustafa, posti ai vertici della struttura, sono stati giudicati colpevoli di crimini di guerra per il trattamento disumano inflitto ai prigionieri civili, per la violenza e la tortura perpetrata ai danni dei detenuti civili. Un quarto uomo Naim Kadriu, anch'esso ritenuto colpevole nel processo del 2003, nel frattempo è deceduto.
- Latif Gashi condannato a 6 anni di carcere 
- Nazif Mehmeti condannato a 3 anni di carcere. 
- Rrustem Mustafa condannato a 4 anni di carcere.
I tre non sono persone qualunque. Gashi appartiene alla National Intelligence Service, un'organizzazione ombra formata nel 1999 dal governo provvisorio del Kosovo, Mehmeti è un membro del Servizio di polizia del Kosovo e Mustafa, conosciuto come Remi, era un alto comandante dell'UCK ed ora siede in Parlamento nelle fila del Partito Democratico del Kosovo, PDK, e ricopre anche la carica di presidente della commissione per gli affari interni e la sicurezza nazionale.
COS'E' SUCCESSO? 
Da ottobre 1998 fino ad aprile 1999, Latif Gashi, Nazif Mehmeti e Rrustem Mustafa, agendo di concerto con altri individui non identificati, hanno ordinato e compiuto violenza nei confronti di civili albanesi detenuti nel centro di detenzione situato a Llapashtica/Lapaštica, lasciandoli in condizioni disumane, privandoli di servizi igienici adeguati, senza cibo, acqua e le necessarie cure mediche. Il trio ha applicato misure di intimidazione e di terrore, ordinato e partecipato a pestaggi e torture nel tentativo di costringere i detenuti a confessare atti di slealtà verso l'UCK. Questo tragico caso iniziò con la raccolta di dati e testimonianze nel 2001/02. Nel 2003 iniziò il primo processo e furono emesse le sentenze di condanna.Nel 2005, però, la Corte Suprema del Kosovo chiese un nuovo processo. Si è giunti così alla data del 7 luglio 2009: il nuovo processo venne riavviato e la Corte distrettuale di Pristina condannò i tre criminali. Ma subito dopo cos'è successo? L'arresto di questi loschi figuri albanesi ha provocato un'ondata di proteste contro la comunità internazionale. L'associazione dei veterani dell'UCK, quella degli invalidi di guerra dell'UCK e delle famiglie dei martiri, hanno portato in piazza 5.000 manifestanti albanesi per chiedere a gran voce la liberazione del trio. I manifestanti hanno attaccato la polizia internazionale e minacciato le guardie locali dell'OSCE. La nuova missione EULEX non si è lasciata intimidire da questi eventi e pare decisa ad aprire un nuovo capitolo e accantonare la strategia sino ad ora usata da Unmik, fatta di immobilismo verso i criminali anche di fronte a prove certe. Questo nuovo messaggio di Eulex è arrivato a molti, anche ad Hashim Thaci. Il Primo Ministro e uomo vicino agli accusati, non si è scomposto e ha fatto sapere di essere fiducioso per l'assoluzione degli imputati dalle accuse. Come devono essere intese le parole di Thaci? Avra lanciato qualche segnale ai suoi? E' presto per capire se questa presunta nuova stagione di Eulex sia qualcosa di più sostanzioso di un semplice fuoco di paglia. Non ci resta che attendere.
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lunedì 10 maggio 2010

MAFIA LIKES FOG, LIKE WOLVES

 Intervista del TG2 a Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano, autori del libro "Lupi nella nebbia"

venerdì 7 maggio 2010

LUPI NELLA NEBBIA



 Incuriosito dalla quarta di copertina per la descrizione del Kosovo come "uno degli snodi più importanti per il traffico di armi, droga, organi ed esseri umani verso l'Occidente", mi sono diretto in libreria con l'intento di leggere "I LUPI NELLA NEBBIA". Superate le iniziali diffidenze, ora posso dirlo. Si tratta di un gran bel saggio, un libro d'inchiesta come pochi. In un linguaggio diretto i due autori fanno parlare testimoni e diretti interessati. Ma sono i "confidential documents" di UNMIK i preziosi protagonisti. Le testimonianze dei giovani albanesi, dei funzionari internazionali, di poliziotti locali e cittadini serbi, presentano al lettore un quadro recente molto realistico e veritiero. Per un po' anch'io, leggendo alcune parti del testo, ho ripercorso a piedi le viuzze di Pristina, immaginandomi di essere seduto in questo ristorante o quella caffetteria del centro circondato da internazionali di ogni grado, tanto chiara è la descrizione delle scene. Leggengo il libro il lettore potrà capire cosa sia successo negli anni della guerra con l'uccisione di molti civili albanesi e i drammi familiari. Con altrettanto equilibrio e forza descrittiva vengono presentate le violenze subite successivamente dai serbi e le condizioni in cui vivono all'interno delle enclaves. Non sfuggono nemmeno le violenze perpetrate, anche dopo la guerra, dai militanti dell'UCK verso i serbi e i presunti collaborazionisti albanesi, le forniture di sangue ad alcune cliniche private che operavano a Pristina o le operazioni clandestine di organi praticate alla Medicus. In mezzo ci sono loro, i funzionari Unmik di ogni grado e nazionalità che in dieci anni di controllo e supervisione sono venuti a conoscenza di tanti fatti - altrettanto documentati e protocollati -  ma che per le più svariate ragioni hanno preferito non alzare il polverone, consci delle ripercussioni e delle violenze che ne sarebbero potute scaturire se si fosse indagato sui nomi dei veri manovratori, Ramush Haradinaj e l'attuale Primo Ministro Hashim Thaci. Il libro, la cui vera forza sta nelle tante foto che riproducono i documenti riservati di Unmik, smaschera e mette a nudo le responsabilità degli internazionali. Dovremo confidare nella determinazione e nel lavoro dei nuovi prosecutors di Eulex. Intanto vi lascio scoprire il resto di questo splendido libro. Libro che, sono certo, non lascerà indifferenti.

IL LIBRO

“Mafia likes fog, like wolves”. La mafia vuole la nebbia, come i lupi. Le parole di un poliziotto kosovaro sono la sintesi di un Paese in cui dieci anni di amministrazione ONU non hanno portato benessere e giustizia, ma miseria e criminalità. In cui, in nome della stabilità dei Balcani, si è legittimata una classe dirigente legata a doppio filo con la mafia, Attraverso una scrupolosa inchiesta giornalistica Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano tracciano un bilancio a tinte fosche della gestione internazionale: l'insabbiamento dei processi per crimini di guerra, le investigazioni sulle più alte personalità politiche del Paese (tutti o quasi ex comandanti UCK) misteriosamente sparite nel passaggio di consegne dalle Nazioni Unite all'Unione Europea; i rapporti degli osservatori OCSE rimasti lettera morta che denunciano l'inerzia dell’ONU; le responsabilità degli USA. Il Kosovo è grande quanto l'Abruzzo e con 14mila soldati NATO dovrebbe essere uno dei posti più sicuri del mondo. Perché allora nel nord di Mitrovica si spara ancora? Per i magistrati il Kosovo è uno degli snodi più importanti per il traffico di armi, droga, organi ed esseri umani verso l'Occidente. Come mai quindi alle frontiere nessuno controlla i carichi dei camion? Nel cuore dei Balcani che marciano verso l'Europa il Kosovo è uno stato delle mafie, auto proclamatosi indipendente, che ci riporta a una nuova guerra fredda, Con abilità narrativa gli autori intrecciano il racconto dei volti e degli avvenimenti incontrati durante la loro inchiesta al più vasto scenario della scacchiera balcanica e delle missioni internazionali di cui il Kosovo rappresenta un tragico modello. 

Consiglio anche la lettura dell'articolo "Lo scandalo Kosovo" su L'Espresso


Lupi nella nebbia
di Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano
Listino € 14,00
Editore Jaca Book
Pagine 160
Lingua Italiano
EAN 9788816409620


domenica 2 maggio 2010

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Rrezeart Galica è un giovane artista e fa parte di quel 62% della popolazione sotto i 30 anni  di cui è composto il Kosovo, il paese con la più giovane popolazione d'Europa. I trentenni di oggi sono quelli che hanno visto con gli occhi  innocenti -quelli di un bambino- il dramma della guerra, la fuga ed i cadaveri dei loro cari. Una generazione, quella nata negli anni 80, cresciuta a pane ed "imposizione". Prima con i serbi e poi con la missione internazionale della Nazioni Unite, diversamente conosciuta col nome di UNMIK. Come avviane anche dalle nostre parti i detentori del potere o i presunti tali sono bersaglio di critiche e slogan. Su di loro, qui in Kosovo, si potrebbe pubblicare un book fotografico.
"TUNG" (arrivederci, ciao, in lingua albanese) è l'opera realizzata da Galica. Personalmente credo che esprime molto bene quel senso di "occupazione" tanto sentito tra la gente locale.


Guarda le altre opere di Rrezeart Galica


P.S. Sento il dovere di precisare, specie dopo gli ultimi articoli pubblicati, che il mio giudizio sulla missione internazionale di Unmik prima ed Eulex poi era e rimane positivo....Certamente, col senno di poi, si sarebbe  potuto fare di meglio.


martedì 27 aprile 2010

IL VATICANO NON RICONOSCE L'INDIPENDENZA DEL KOSOVO


Il Vaticano non riconosce la sovranità dell'autoproclamata indipendenza del Kosovo per rispetto verso la Chiesa ortodossa serba, ha dichiarato pochi giorni fa il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. "Noi sappiamo che il Kosovo rappresenta una grave ferita e un gran dolore per il popolo serbo e la sua Chiesa, e abbiamo, altrettanto, preso in considerazione il fatto che questa provincia è la culla e il centro dell’ortodossia serba", ha evidenziato il cardinale Kasper nell’intervista rilasciata all’agenzia giornalistica cattolica “CatPress”. Il cardinale ha fatto sapere che il Vaticano è molto turbato per la distruzione di importanti monumenti storici, culturali e religiosi del popolo serbo in Kosovo. "Questo non deve essere assolutamente permesso, perché non si può cancellare in questo modo la storia di un popolo", ha avvisato Kasper. Il Vaticano, sempre per bocca del presidente del P.C.P.U.C., si sta adoperando fermamente per la tutela di monumenti, monasteri e chiese ortodosse in Kosovo, nonché per la pacificazione storica fra i serbi e i croati. Le dichiarazioni del cardinale Kasper vanno in un’unica direzione: quella di mantenere buoni rapporti “ecumenici” con la Chiesa ortodossa serba, perseguendo così uno degli scopi dell'organo che presiede, quello di promuovere un dialogo teologico internazionale con le Chiese, ortodosse incluse. Anche questa volta,  bisogna constatare che la Santa Romana Chiesa si è soffermata sul dito; non ha voltuto vedere la luna, i tanti torti e crimini che la popolazione albanese ha dovuto subire da Milosevic e i suoi numerosi seguaci.
Invece di dare segni di distensione e di dialogo interreligioso ad una comunità che ha sofferto ed ha  bisogno di pace, il Vaticano, anche in questo caso, ha fatto la scelta più comoda per il prorpio tornaconto.

sabato 24 aprile 2010

EULEX - STOP PIDOCCHI NEL NORD DEL KOSOVO


Il Movimento Vetevendosje (Autodeterminazione in lingua albanese) è stato sin dalla sua costituzione un movimento di protesta contro "la corruzione della classe politica kosovara e le imposizioni dell'occupatore straniero", come dice il suo leader fondatore. Ultimamente, con il passaggio da Unmik ad Eulex, i loro attacchi si sono spostati verso "il nuovo dittatore europeo", parafrasando sempre Albin Kurti. Oltre alle scritte e slogan di dissenso che appaiono in ogni angolo del Kosovo i giovani attivisti del movimento hanno ideato questo divertente  fotoritocco.


giovedì 22 aprile 2010

EULEX BEST PRACTICES


Sono venuto a conoscenza, certo non dalla stampa, che sedici rumeni apparteneti alle forze di polizia FPU di Eulex sono stati fermati ed accusati di contrabbando di sigarette e di liquori. Stavano per ritornare in Romania con un autobus-navetta della missione Eulex, ma giunti alla frontiera con la Macedonia sono stati bloccati dalle autorità macedoni. Dai controlli effettuati sono state rinvenute 400 stecche di sigarette e 300 litri di liquori. La notizia molto probabilmente non creerà alcun scalpore. Si continuerà invece a parlare, con una certa faciloneria, del Kosovo come di "quel buco nero nel cuore dell'Europa", di quella piccola striscia di terra meta di traffici illeciti e criminalità organizzata, anche se non ci sono fatti concreti che possano far pensare a tutto ciò.Qui, l'unico elemento certo è la presenza, da dieci anni, di circa 15 mila soldati della Kfor e servizi segreti di mezzo mondo che non sono riusciti a scoprire un bel nulla. Anzi, se proprio bisogna dirla tutta, va rilevato che in più occasioni sono stati proprio gli internazionali stessi - militari, alti funzionari di Unmik, consulenti - ad essere stati beccati con le mani nel sacco. Un Paese grande quanto l'Abruzzo e con tutti questi soldati dovrebbe essere uno dei posti più sicuri del mondo. E invece?

domenica 18 aprile 2010

LA MESSA E' FINITA ANDATE IN PACE

La Chiesa ortodossa serba ha svolto, da sempre, un ruolo di primissimo piano nelle relazioni politiche e i rapporti con le altre comunità presenti in Kosovo. Dopo i tragici eventi del 1998-99 è stata l'unica istituzione serba a rimanere nell'ex provincia, considerata, non a torto, la culla spirituale della Serbia. E' riuscita, così, ad irrobustire il rapporto con i fedeli serbi rimasti, supportandoli e sostenendoli nelle varie sedi politiche e tra le organizzazioni internazionali. Da diverso tempo, però, la Chiesa otodossa è attraversata da spaccature e trema sotto le accuse di corruzione, comportamenti immorali e divisioni interne.




La rissa tra i monaci è avvenuta di fronte al monastero di Gračanica nei giorni successivi alla sostituzione dell'Arcivescovo Artemije con l’Arcivescovo dell’Erzegovina Atanasije, nominato amministratore ad interim dell’Eparchia del Kosovo. La Chiesa ortodossa serba ha deciso di sospendere temporaneamente dalle sue funzioni il suo rappresentante in Kosovo, coinvolto in una vicenda di irregolarità finanziarie. Come hanno riferito i media di Belgrado, il Santo Sinodo ha deciso di sospendere Artemije per "non essere stato in grado di gestire al meglio le attività finanziarie" di sua competenza in Kosovo. Questa spaccatura non giova a nessuno. Si spera che le diatribe interne possano essere risolte al più presto, perchè soltanto con una Chiesa forte e unita si possono compiere ulteriori passi in avanti verso l'integrazione della comunità serba in Kosovo.


mercoledì 24 febbraio 2010

1° MARZO 2010: LA GIORNATA SENZA MIGRANTI

KOSOVO: A DUE ANNI DALLA DICHIARAZIONE DELL'INDIPENDENZA

Intervista radiofonica per il programma Scirocco - Voci del Mediterraneo dell'agenzia radiofonica AMISNET.

Questa settimana il nostro sommario prevede un'ampia pagina dedicata all’immigrazione, in vista della grande mobilitazione antirazzista che attraverserà tutta l’Europa mediterranea il primo marzo. Parleremo poi della crisi diplomatica tra Libia e Svizzera che proprio in queste ore sembra avviata ad una rapida soluzione dopo 19 mesi di braccio di ferro. In conclusione di trasmissione andremo in Kosovo, per vedere a che punto è la costruzione delle istituzioni della neonata repubblica balcanica a 2 anni dalla dichiarazione di indipendenza.

Ospiti della puntata
  • Maso Notariani, Peacereporter
  • Sebastian Herrera, Comitato promotore del 1° marzo in Spagna
  • Khalid Chouki, Minareti.it
  • Raffaele Coniglio, cooperante e blogger
ascolta la puntata di Scirocco


lunedì 22 febbraio 2010

KOSOVO NEWS 06


EULEX agrees that crime is a major problem in Kosovo (Koha Ditore)
Koha Ditore reports that the EULEX Mission has agreed that crime is a major problem in Kosovo, and has said that EULEX officials are aware of the criticisms and dissatisfaction of civil society with the mission’s work. Established in Kosovo more than a year ago, EULEX has not made any serious arrests related to corruption or organized crime, even though many international reports confirm the presence of these phenomena in Kosovo, the daily reports. Recently, U.S. Ambassador to Kosovo Christopher Dell also spoke of the presence of corruption and malfunctions in the rule of law in Kosovo. However, according to Kosovo Government spokesperson Memli Krasniqi, the war ont corruption is among the Government’s top priorities. “The difference between this Government and the previous ones is that we are fighting corruption and organized crime, while the others co-existed with them,” said Krasniqi. When asked whether Kosovo is a criminal state, EULEX spokesperson Nicholas Hawton said that there is no doubt that crime is a major problem that Kosovo faces. “This is why EULEX was established in Kosovo, to monitor and help local authorities to combat crime,” said Hawton.
Court employees request to return to work in the north (Koha Ditore)
Koha Ditore reports that approximately 100 court employees have requested to be returned to their regular place of work, in prosecution and court facilities in northern Kosovo. The employees protested Saturday, two years after they were forced to stop working in these institutions due to protests by Serb employees a few days after the declaration of independence. Protesters marched from “Liberty Square” to the Ibër bridge. According to the leader of the Organizing Council, Riza Istrefi, all Kosovo courts have expressed their solidarity with the protesters, and each sent a representative to the protest.
Politicization of a grave (Express)
Express reports that political war between Serbs and Albanians is not over yet but in the contrary, even the dead are becoming part of it. A grave of a Serb female in Gjilan has been opened, and even though it is believed that demolition happened for material profiting, the Police has still not identified the perpetrators. Vandalism at the grave of Zivka Jovanovic has been harshly condemned by Kosovar and international representatives, however, officials of the parallel structures in the north have used this case to reiterate that Serbs are being endangered by Albanians . “Opening of the grave is a clear message that Serbs cannot burry their dead in Gjilan,” said Dragan Nikolic, who presents himself as the chief of Anamorava District, reports Express.

giovedì 18 febbraio 2010

IL KOSOVO DUE ANNI DOPO L'INDIPENDENZA.

INTERVISTA ALL'AMBASCIATORE ITALIANO MICHAEL L. GIFFONI

Una lucida analisi sui problemi, le prospettive e le contraddizioni della situazione interna del Kosovo. Intervista di Roberto Spagnoli di Radio Radicale all'Ambasciatore Giffoni.



www.radioradicale.it

martedì 16 febbraio 2010

BARACK OBAMA, IL WEB E L'INDIPENDENZA DEL KOSOVO

Domani gli albanesi del Kosovo affolleranno numerosi le strade del paese per festeggiare il secondo anniversario dell'indipendenza. Con qualche giorno di anticipo sono state recapitate alle autorità politiche del Kosovo lettere di auguri da parte di molti capi di stato. Quest'anno quello più atteso da tutti e quindi carico di aspettative è stato il messaggio che Barack Obama ha inviato al collega Fatmir Sejdiu.
"Caro presidente, a nome del popolo americano mi congratulo con Lei e con i cittadini del Kosovo per il secondo anniversario dell'indipendenza, il 17 febbraio" ha scritto Obama nel suo messaggio. "Vorrei anche congratularmi con il popolo del Kosovo per i progressi fatti nella costruzione di una società democratica, pacifica e multietnica", ha aggiunto il presidente Usa che ha ribadito l'impegno degli Stati Uniti a "sostenere le aspirazioni di integrazione euro-atlantica" del Kosovo. Obama ha quindi auspicato un "rafforzamento dell'amicizia e collaborazione tra i nostri due paesi".
Per questo secondo "compleanno" anche dal web sono giunti tanti messaggi augurali da varie parti del mondo, grazie alla campagna di sensibilizzazione e promozione intrapresa da alcune agenzie del settore.



giovedì 11 febbraio 2010

L'"IN"GIUSTIZIA DI UNMIK

Nel terzo anniversario dell'uccisione di due giovani attivisti del movimento Vetevendosje, Mon Balaj e Arben Xheladini, le famiglie e il movimento di Albin Kurti chiedono giustizia. Era il 10 febbraio 2007 quando due ragazzi appena ventenni, durante accese proteste nel pieno centro di Pristina, furono uccisi dalle forze di polizia Unmik di nazionalità romena, schierate quasi sempre in prima fila in presenza di eventi del genere, insieme ai loro colleghi pakistani, moldavi o marocchini. La stampa locale oltra a riportare questa notizia parla anche dell'indigno dei familiari per l'insulto ricevuto dalla proposta di Unmik, quella cioè di offrire 55 mila euro come compensazione per le vittime e per rinunciare, ovviamente, alle vie legali. L’ingiustizia e la beffa, sollevate dalla stampa locale, hanno spinto, sempre nella giornata di ieri, i vertici di Unmik a indirizzare una nota di precisazione alla stampa.



Note to the media: Facts regarding the UN’s compensation process related to deaths and injuries caused during the 10 February 2007 protest.
This note is intended to clarify mischaracterizations that have appeared in the media regarding the processes related to the events of 10 February 2007 Special Representative of the Secretary-General (SRSG) Lamberto Zannier has taken a keen interest in the processes related to the events of 10 February 2007, and fully supports all ongoing efforts to ensure that compensation is provided to the families of the deceased and to those injured during the protest. While no amount of money can make up for the loss of life and injuries suffered on 10 February 2007, compensation can help the injured and families with expenses. Since 2007, UNMIK has been engaged with the families in the compensation process. As a result of these efforts, United Nations headquarters applied the Third Party Claims process, the UN procedure for providing monetary compensation for lost earnings suffered by individuals or their dependents. In this context, last summer the SRSG met with the families of Messrs. Balaj and Xheladini and individuals who were injured. He personally apologized to them on behalf of the UN for the events of 10 February 2007.He stands by this apology today. Following repeated consultations with the lawyers of the families and the other claimants, the United Nations formally offered compensation late last year. Whether to accept the compensation is a personal decision to be made by the families and the individuals involved. However, contrary to erroneous reports in the media, the compensation process and the acceptance of the compensation offered by the UN are separate from any criminal investigation proceedings related to the case. The SRSG firmly believes in the families’ right to seek justice. He understands their frustration and will continue to raise the issue with the relevant member state.

KOSOVO: LA VOCE DEL CONIGLIO