giovedì 12 novembre 2009

10 ANNI FA L'INCIDENTE AEREO DEL PAM DIRETTO IN KOSOVO. 24 PERSONE A BORDO. TRA LORO ANCHE LAURA SCOTTI

"Non so cos'abbia questo paese. La gente mi ha catturato, i bambini mi hanno stregato. E non lasciano i miei pensieri..chissà. Però, che bello. Ho trovato la mia strada. E' stata la scelta giusta, oggi posso dirlo. Mai mi sono sentita immersa nel mondo come da quando lavoro in Kosovo. Posso toccare la vita, la osservo da vicino, partecipo del destino di qualcuno, dei bambini" Pensiero di Laura Scotti da I 189 giorni di Laura.

Sono passati dieci anni da quel venerdì 12 novembre quando l'Atr42, partito dall'aeroporto Ciampino di Roma e diretto in Kosovo, intorno alle 11.15, scomparve dai radar. Dopo una giornata di attese e ricerche i rottami dell'aereo vennero ritrovati sulle alture nei pressi di Mitrovica. In quell'incidente aereo persero la vita 24 persone di cui 12 italiani. Tra loro c'era anche Laura Scotti.
La prima giornata della Conferenza Internazionale sul Kosovo in programma a Roma dal 4 al 6 novembre è stata l'occasione per incontrare e ascoltare Francesca Mineo, autrice de "I 189 giorni di Laura", un libro che si legge tutto di un fiato, velocemente, proprio come è stata l'esperienza della protagonista, Laura Scotti. Un'esperienza, la sua, che ha lasciato impressi nella mente dei bimbi di allora ricordi che oggi vengono raccontati dai diretti protagonisti e raccolti in questo splendido libro. Francesca Mineo, pur descrivendo il Kosovo ai tempi di Laura, una terra martoriata dalla guerra da poco conclusasi, non si addentra nella farraginosità della politica, ma descrive eventi ancora più alti, perchè parla di quelle che sono le vere vittime delle guerre, i civili e i loro bambini e lo fa ricostruendo e ripercorrendo le giornate di Laura in Kosovo. Il libro, che racconta la passione, il lavoro senza orari, la determinazione, la simbiosi con i locali, le difficoltà del posto, le paure di Laura, mette in luce il carattere forte di una donna che rinuncia alle comodità di Milano per servire chi soffre, ma è allo stesso tempo un inno alla figura del cooperante in generale. Dietro la figura di Laura ci sono migliaia di giovani che vi si possono riconoscere, che hanno fatto e continuano a fare queste esperienze significative un po' ovunque nei paesi in via di sviluppo.


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