venerdì 6 novembre 2009

IL KOSOVO VISTO DALL'ALTO


Davanti ad una tazza di caffè, da una delle tante caffetterie della centralissima Pristina guardavo la trafficata Bill Clinton e i giovani che la incrociavano a piedi, ma col pensiero ripercorrevo gli ultimi minuti di volo sopra il Kosovo.
E' stata la prima volta dopo tanti anni. Mi è capitato l'altra sera, appunto, di atterrare a Pristina senza la luce del sole. Alle sette e mezza il Kosovo mi si è rivelato ancora una volta insolito. A quell'ora, dall'aereo, si possono notare soltanto fioche luci giallastre sparse qua e là, concentrate per lo più lungo le principali strade di collegamento. Sembravano formassero rombi, altre volte esagoni irregolari. Raramente si intravedevano agglomerati urbani che avevano la forma rotondeggiante. Poi, ancora più in là, di nuovo luci provenienti da casette isolate. Questi pochi minuti di volo sul Kosovo mi sono bastati per capire che la vera essenza di questo paese sono i piccoli nuclei familiari autosufficienti che in molti casi formano minuscoli villaggi rurali. Il classico villaggio formato da poche famiglie imparentate tra loro è la cellula madre che compone l'ossatura del Kosovo.

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