giovedì 10 settembre 2009

L'AMORE ALTRO. UN'ODISSEA NEL KOSOVO

Vi segnalo questo romanzo da poco uscito nelle librerie che, ovviamente, ha come sfondo il Kosovo. Per quel poco che ho letto mi pare di trovarmi di fronte ad una vera e propria favola, tanto fantastico mi pare lo scenario in cui i protagonisti si muovono.

La vicenda si svolge nel Kosovo, protagonisti due veneti, Boris e Giulia, che si recano a Prizren a visitare Clizia, la sorella di lei, medico volontario all’ospedale dell’International Assistance. Giunti a destinazione, i due giovani entreranno presto nel mirino dei trafficanti di droga e gas tossici che trasformeranno quella che per loro doveva essere una piacevole gita turistica al parco nazionale di Brezovica in un incubo che comincerà col rumore di uno sparo e darà avvio a una lunga catena di morti e di sogni distrutti. Perché in questo racconto tutti hanno un sogno da realizzare che li rende forti e insieme fragili e si scontra con i sogni degli altri personaggi. Sogni d’amore, dove bisogno di sicurezza, passione e ideali umanitari s’intrecciano e reciprocamente si annullano. L’intraprendente Giulia ama il pavido Boris che però si è innamorato della bella Arifa, l’infermiera kosovara di Clizia. Ma anche Arifa e Clizia coltivano un sogno comune, il più nobile tra gli ideali, l’unico che alla fine si avvererà. Non ci sono vincitori in questa storia, ma soltanto sogni e ideali che nascono spontanei in mezzo alla violenza come i bambini in tempo di guerra, come fiori su un terreno minato. Finale a sorpresa in un romanzo ben costruito, a tensione crescente, coinvolgente e appassionante come un thriller ma scritto principalmente per esaltare il valore della speranza in una terra martoriata da rivalità, criminalità e odi etnici atavici.

Autore: Ausilio Bertoli
Collana: Comete 2
Categoria: letteratura italiana
Pagine: 104
ISBN 978-88-497-0604-8
€ 12,00

www.besaeditrice.it


2 commenti:

Ausilio Bertoli ha detto...

Gentile dr Raffaele Coniglio,

le scrivo dopo aver letto - nel suo interessantissimo blog - la presentazione del mio "L'amore altro - Un'odissea nel Kosovo" (Besa editrice), dove lo scenario è in parte effettivamente (per scelta) frutto dell'immaginazione. Conosco il Kosovo da anni al pari degli altri paesi balcanici. E' una terra, quella kosovara, che rimanda senza mezzi termini alle fosse infernali dantesche, dove chi ci arriva non tarda a capire come la recente guerra cosiddetta etnica sia anche il frutto di chiari interessi mafiosi internazionali (vedasi, tra gli altri, l'articolo di Paolo Rumiz sul n. 1-2 della rivista Limes, 1993). Mafia, anche siciliana, cioè criminalità organizzata, detto fuori dei denti. E questo nel libro lo descrivo. Ma ho voluto fare un passo oltre, ho voluto "saltare il fosso" della realtà trista e truce per cercar d'imbastire una speranza, magari un'utopia da dare sia ai lettori sia (eh, già!) ai ragazzi, vittime della guerra, grazie alla tenacia e agli ideali di giovani appartenenti al mondo del volontariato. In breve, accantonato il ruolo del sociologo crudo e pragmatico, nonché del narratore iperrealistico, ho voluto impegnarmi nel promuovere i valori umanitari nelle terre martoriare, esortando però il lettore e gli attori a cancellare il passato. Andanto insomma controcorrente. D'altronde, non vedo alternative per il Kosovo come per altre terre dove il potere economico e politico, intrecciato a quello criminale, tiene in ostaggio da secoli i più deboli, ovvero la gran parte dell'umanità. Non ne vedo proprio.
Buon lavoro, con riconoscenza, AUSILIO BERTOLI

Raffaele Coniglio ha detto...

Gentilissimo Dott. Bertoli,
sono onorato di pubblicare questa sua riflessione che sicuramente troverà favorevoli molti lettori. Il mio " mi pare di trovarmi di fronte ad una vera e propria favola, tanto fantastico mi pare lo scenario in cui i protagonisti si muovono" si riferiva proprio al contesto mafioso di cui lei parla. Lo Stato delle Mafie, dei narcotrafficanti e di organi è, secondo il sottoscritto, frutto di un'altra potente lobby (di pari forza a quella che ha mosso la guerra in Kosovo e nei Balcani), che per quanto riguarda il nostro paese, ha solide radici. Mi riferisco alle posizioni del nostro corrispondente Rai, Ennio Remondino, alle fantasie di Lucio Caracciolo di Limes, alle posizioni della sinistra radicale, al pessimo reportage di Riccardo Iacona sul Kosovo. Con tutto ciò non voglio dire che il Kosovo sia un posto alieno alle Mafie e ai traffici illeciti. Credo che esista una rete criminale fiorente, un po' come quella che si trova ovunque nei Balcani. Quella del Kosovo è sicuramente più forte per via dell'attenzione degli ultimi anni e del limbo storico-politico-giuridico che l'ha contrassegnato per quasi un decennio. Lo status ibrido del kosovo ha permesso a molti di fare facili affari: funzionari ONU, piccoli medi e grandi, politici locali, affaristi di ogni genere e di ogni nazionalità. Montenegrini, macedoni, russi, albaesi, bulgari, turchi, ma in primis i Serbi. Soltanto in questo settore esiste un vera e non-discriminante integrazione interetnica compiuta. Le frontiere con la Serbia a nord di Mitrovica sono letteralmente un colabrodo e la complicità di chi doveva vigilare alle frontiere è palpabile.
Come mai nessuno parla delle mafie dei Balcani che in kosovo hanno fatto affari? Perchè Caracciolo non ci presenta un'altro volume di Limes mostrandoci questa volta le rotte e i traffici della potente rete criminale serba?...Ci hanno fatto credere che il Kosovo e gli albanesi kosovari sono criminali, che la mafia è una forza centrifuga che dal Kosovo ha coinvolto poi i vicini paesi, ma in realtà è vero l'opposto: approfittando delle falle politiche e giuridiche, con la complicità degli internazionali, le già ben strutturate mafie dei vari paesi balcanici hanno trovato, in Kosovo, luogo fertile dove fare affari, la casa dove ripulire i loro sporchi prodotti.
Dal mio punto di vista, il Kosovo e la stragrande maggioranza dei suoi cittadini hanno subito questo processo.
Per quello che ho potuto vedere il Kosovo presenta aspetti genuini per certi versi ricollegabili al nostro sud, di folklore, relazioni familiari e culture differenti, che potrebbero fare da sfondo a tanti romanzi. Senza nulla togliere al suo libro, che andrò a leggere, vorrei un giorno trovarmi tra le mani un testo che mi possa far rivivere per il Kosovo le stesse emozioni che ho provato leggendo Istambul di Pamuk.

Le auguro buon lavoro e ogni successo
Raffaele Coniglio

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